Paperoni di Borsa 2026, la classifica di Milano Finanza: il dominio dei Del Vecchio e l'ascesa del mondo tech

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La classifica di Ferragosto 2026 dei "Paperoni di Borsa" italiani, stilata come da tradizione dal quotidiano Milano Finanza, non ha mancato di registrare un movimento tellurico, seppur silenzioso, nelle fondamenta del capitalismo azionario nazionale. Mentre Piazza Affari si muoveva sonnolenta a cavallo delle vacanze estive, i dati relativi ai patrimoni azionari (aggiornati al 7 agosto) hanno raccontato una storia di sorpassi e arretramenti, di nuovi ingressi e di vecchie glorie che arretrano.

La vera novità, a ben vedere, non è tanto la conferma al vertice della famiglia Del Vecchio, quanto piuttosto l'irruzione prepotente della tecnologia, che sta ridisegnando la mappa della ricchezza italiana, scalzando l'aristocrazia industriale tradizionale da posizioni che sembravano inossidabili.

I Del Vecchio restano in vetta ma perdono colpi

La dinastia degli occhiali, rappresentata dagli eredi di Leonardo Del Vecchio, mantiene saldamente il primato della classifica con un patrimonio azionario che ammonta a 44,5 miliardi di euro. La loro ricchezza è indissolubilmente legata alla partecipazione di maggioranza in EssilorLuxottica, il colosso franco-italiano dell'occhialeria, ma non solo: il portafoglio della famiglia si estende a partecipazioni in importanti istituzioni finanziarie come Assicurazioni Generali, Mediobanca e Unicredit. Tuttavia, la loro posizione di assoluto predominio mostra i primi segni di cedimento.

Rispetto alle rilevazioni precedenti, gli eredi Del Vecchio hanno visto il loro patrimonio contrarsi, bruciando una cifra considerevole in un solo anno, un campanello d'allarme che sottolinea come anche i giganti siano soggetti alle turbolenze dei mercati e alle difficoltà di gestione di un impero complesso.

La nuova guardia tecnologica: Crippa e Bending Spoons

Se la vetta è ancora appannaggio dei Del Vecchio, è nelle posizioni immediatamente successive che si consuma la vera rivoluzione. La famiglia Rocca, alla guida del gruppo industriale Techint, consolida la sua seconda posizione, salendo a quota 15,2 miliardi di euro, ma la loro ascesa è stata ampiamente oscurata dal balzo in avanti dei Crippa. La famiglia bergamasca che controlla Technoprobe, un'azienda specializzata nella produzione di probe card indispensabili per testare i microchip, ha letteralmente decollato.

I Crippa sono balzati dal sedicesimo al quarto posto in un solo anno, con un patrimonio che è schizzato da 2,6 a 10,4 miliardi di euro, un incremento vicino al 300% alimentato dal boom dell'intelligenza artificiale e dalla conseguente corsa alla microelettronica. A questa new entry tecnologiche si aggiunge l'ingresso trionfale dei fondatori di Bending Spoons, la società milanese di sviluppo app sbarcata al Nasdaq.

I fondatori Luca Ferrari, Matteo Danieli, Luca Querella e Francesco Patarnello fanno il loro ingresso in classifica nelle prime venti posizioni, con patrimoni individuali che vanno dai 2,87 ai 3,18 miliardi di euro. Considerati come una galassia imprenditoriale unica, i soci di Bending Spoons possiedono un valore azionario complessivo di oltre 12 miliardi, collocandosi di fatto subito dopo il trio di testa composto da Del Vecchio, Rocca e Caltagirone.

La crisi delle dinastie storiche: Agnelli-Elkann e Prada-Bertelli

Mentre i nuovi protagonisti del tech avanzano, le storiche dinastie dell'industria italiana arretrano inesorabilmente. La famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, cuore pulsante del capitalismo italiano attraverso la holding Exor, continua a scivolare in classifica. Il loro patrimonio azionario, che include le partecipazioni in Stellantis, Ferrari e Cnh Industrial, ha subito una contrazione di circa 1,5 miliardi di euro, penalizzata dalle difficoltà del settore automotive e da un contesto di mercato meno favorevole.

Exor, la cassaforte di famiglia guidata da John Elkann, ha visto il valore del suo portafoglio ridursi, con Stellantis che ha perso circa la metà del suo valore in un anno e Ferrari che ha subito una significativa correzione. Anche la famiglia Prada-Bertelli, che controlla l'omonimo gruppo del lusso, ha perso una posizione nella graduatoria, scivolando al quinto posto, segno che anche i settori più solidi come il lusso non sono immuni ai cambi di passo dell'economia globale.

Lo Stato come "superpaperone" e il peso degli investitori esteri

A completare il quadro della ricchezza azionaria italiana c'è un attore fuori classifica che, per dimensione, supera qualsiasi famiglia privata: lo Stato italiano. Il ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) e Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) detengono complessivamente un patrimonio azionario di circa 111 miliardi di euro, due volte e mezzo quello del primo Paperone privato, la famiglia Del Vecchio. Il Mef vanta partecipazioni in colossi come Enel, Poste Italiane e Leonardo, mentre Cdp controlla quote importanti in Eni, Snam e Terna.

Questa fotografia, infine, non sarebbe completa senza menzionare la presenza straniera a Piazza Affari. I grandi investitori istituzionali esteri, come il gigante americano BlackRock e il fondo sovrano norvegese Norges Bank, hanno in portafoglio partecipazioni per un valore complessivo di quasi 100 miliardi di euro, dimostrando l'attrattività del mercato italiano nonostante le sue trasformazioni.

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