Leone XIV ai giovani: “Non smettete di essere inquieti”, ma attenti ai social e al mondo irreale
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Redazione Esteri
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Tre eventi, tre continenti, un unico filo conduttore: la capacità dei giovani di essere inquieti, di cercare, di non accontentarsi di risposte facili. Papa Leone XIV ha scelto la formula del videomessaggio per raggiungere i ragazzi di tutto il mondo, approfittando di tre appuntamenti significativi che si sono svolti tra sabato 25 e domenica 26 luglio.
Il pontefice, che da quando è salito al soglio pontificio ha dimostrato una particolare attenzione verso le nuove generazioni, ha voluto parlare direttamente ai partecipanti del Festival Halleluya 2026 che si chiude oggi a Fortaleza, in Brasile, ai giovani riuniti a Lamego, in Portogallo, per l’incontro "Rejoice" – Giornata Nazionale della Gioventù in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Seul del 2027, e infine ai fedeli della Prelatura di Chota e Cutervo in Perù, dove si è tenuta la II Giornata Diocesana della Gioventù sul tema «Llamados a amar, enviados a servir».
L’allarme sul mondo dei social network
Nel messaggio indirizzato ai partecipanti del festival brasiliano, Leone XIV ha lanciato un avvertimento che suona come un monito: i social media, se usati senza consapevolezza, rischiano di proiettare i ragazzi in una dimensione irreale, allontanandoli dalla concretezza delle relazioni umane e, di conseguenza, dalla stessa esperienza di fede. Il pontefice ha invitato i giovani a non farsi intrappolare dalle logiche dell’apparire e della condivisione compulsiva, che spesso alimentano un senso di inadeguatezza e solitudine anziché costruire autentici legami di fraternità.
Di fronte a questi rischi, la figura di San Carlo Acutis, il giovane informatico morto a soli quindici anni e proclamato santo da papa Francesco, diventa un modello da imitare; un esempio, nelle parole del Papa, di come si possa tenere Cristo al centro di tutto, persino nell’utilizzo degli strumenti digitali, trasformando la tecnologia in un mezzo per evangelizzare e non in una gabbia dorata che isola dalla realtà.
L’inquietudine come motore e la ricerca di valori autentici
Rivolgendosi invece ai giovani portoghesi radunati a Lamego, Leone XIV ha sviluppato un tema che gli sta particolarmente a cuore e che aveva già anticipato in altre occasioni: quello dell’inquietudine giovanile. Lontano dall’essere un sentimento negativo o un ostacolo da rimuovere, l’inquietudine viene presentata come una spinta propulsiva, un impulso che non deve trasformarsi in freno ma in energia per cercare la verità senza compromessi.
Il Papa ha esortato i ragazzi a sognare un mondo di pace e fratellanza, a non smettere mai di coltivare quella fame di giustizia e di bellezza che contraddistingue l’età della vita; una bellezza, ha aggiunto, che trova la sua pienezza in Dio, «tanto antica e tanto nuova», capace di dare senso alle domande più profonde e di orientare le scelte quotidiane.
La ricerca della verità, ha proseguito il pontefice nel suo intervento, passa attraverso la carità e l’impegno per il bene comune, e non può prescindere da un rapporto personale e intenso con Gesù, alimentato dalla preghiera costante e dalla partecipazione ai sacramenti.
Il Regno di Dio come tesoro nascosto e la meta di Seul 2027
Il filo rosso che lega tutti i messaggi papali, al di là delle diverse latitudini e delle specificità di ogni evento, è il richiamo al Vangelo di Matteo, in particolare alle parabole del tesoro nascosto nel campo e della perla di grande valore. Leone XIV ha invitato i giovani a riscoprire il mistero del Regno di Dio come una realtà talmente preziosa da giustificare il sacrificio di tutto il resto, spingendo l’ascoltatore a quella conversione del cuore che è il primo passo verso una vita piena.
Lo scenario di questi appuntamenti, inoltre, non è casuale: l’incontro di Lamego rappresenta un tassello importante nel cammino che porterà alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Seul nel 2027, un appuntamento che già ora mobilita le comunità ecclesiali di tutto il mondo e che richiede una preparazione spirituale e organizzativa di ampio respiro.
Proprio in quest’ottica si inserisce anche il messaggio per i giovani peruviani di Chota e Cutervo, chiamati a riflettere sulla loro vocazione all’amore e al servizio, una chiamata che, come ha ribadito il Papa, non conosce confini e che si traduce in un impegno concreto verso i fratelli più bisognosi, specialmente in un continente come l’America Latina dove la fede popolare si intreccia con le sfide della povertà e dell’emarginazione sociale.
La preghiera come ancora e la sfida della tecnologia
La preghiera, secondo Leone XIV, è l’elemento che impedisce all’inquietudine di degenerare in ansia o in frustrazione, trasformandola invece in un dialogo fecondo con il Signore. Il Papa ha insistito sull’importanza di rimanere legati a Gesù con costanza, soprattutto nei momenti di smarrimento o di fatica, quando il rumore del mondo e le distrazioni digitali rischiano di coprire la sua voce.
In questo senso, l’attenzione ai social media non è un rifiuto della modernità, ma un invito a un uso critico e maturo di queste piattaforme, che possono diventare strumenti di condivisione del Vangelo e di testimonianza della carità, a patto che non si perda di vista il loro limite intrinseco: la loro natura di vetrine, spesso lontane dalla complessità e dalla profondità dell’esperienza umana.
Il pontefice ha quindi ringraziato gli organizzatori dei tre eventi per il loro impegno, sottolineando come la sinergia tra le diverse realtà ecclesiali – dal Brasile al Portogallo fino al Perù – dimostri la vitalità di una Chiesa che sa parlare ai giovani nella loro lingua, senza rinunciare a proporre loro le esigenze esigenti ma liberanti del Vangelo.
La prospettiva, per tutti, è quella di un pellegrinaggio che non si esaurisce nei grandi raduni, ma che si gioca ogni giorno nelle scelte ordinarie, in quel continuo discernimento che permette di riconoscere la perla preziosa in mezzo alle mille offerte di felicità a buon mercato proposte dal mercato globale delle illusioni.
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