Zelensky istituisce la Giornata dei droni e quell’attacco letale dell’Ia già due anni fa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra, si sa, cambia pelle a ogni salto tecnologico, eppure raramente si era assistito a una mutazione così radicale e silenziosa come quella imposta dai cieli ucraini.

Volodymyr Zelensky, con un post su X che ha fatto il giro del mondo, ha ufficialmente istituito l’11 giugno come la Giornata delle Forze dei Sistemi Senza Equipaggio: una data che d’ora in poi, nelle intenzioni del presidente, non servirà solo a celebrare l’anniversario di un corpo d’armata, ma a cristallizzare la gratitudine nazionale verso quei soldati che, da una postazione remota e spesso al riparo, hanno riscritto le regole del fronte.

«Non si può più immaginare – ha scritto Zelensky – un conflitto moderno senza droni», e i numeri gli danno ragione, visto che le stesse fonti ufficiali di Kiev attribuiscono a questi apparecchi oltre il novanta per cento delle perdite inflitte al nemico.

Un nuovo ramo dell’esercito e l’attacco fantasma

L’Ucraina, va ricordato, è stata la prima nazione al mondo a istituire un ramo militare autonomo dedicato esclusivamente ai sistemi unmanned, una scelta che ha fatto scuola e che oggi viene celebrata proprio mentre l’arsenale di Kiev si prepara a un altro balzo in avanti, per certi versi inquietante.

Perché se la ricorrenza ufficiale guarda al presente, una dichiarazione giunta proprio in questi giorni da una fonte dell’industria della difesa – il produttore Alexander Kokhanovskyy, amministratore delegato di Aero Center – spinge lo sguardo indietro nel tempo, fino a un test avvenuto due anni fa, quando dieci droni soprannominati "Terminator" avrebbero agito senza alcuna supervisione umana.

Il racconto è agghiacciante nella sua asettica meccanicità: i quadricotteri, programmati per coprire dai tre ai cinque chilometri in dieci minuti, attivavano una "modalità Terminator" in cui un modello di intelligenza artificiale doveva individuare e colpire qualsiasi bersaglio in un’area prestabilita, senza alcun link di controllo o flusso video verso l’operatore.

La zona grigia del diritto e il veto di Kiev

Le implicazioni, se la ricostruzione fosse confermata, sarebbero enormi: non solo perché si tratterebbe del primo caso documentato di uccisione letale in combattimento affidata esclusivamente a un algoritmo, ma anche perché solleva un polverone giuridico che il diritto bellico contemporaneo non ha ancora avuto il tempo di metabolizzare.

Secondo quanto riportato da fonti della difesa alla stampa internazionale, il governo ucraino – a dispetto del test sperimentale – mantiene ufficialmente il divieto di usare l’Ia nella cosiddetta "fase finale dell’intercettazione", quella cioè che precede il rilascio del colpo: una linea rossa che, per ora, costringe a tenere un essere umano "nel circuito" decisionale, anche quando software avanzati aiutano nella navigazione o nell’inseguimento dei bersagli.

I rischi di un errore senza appello

Kokhanovskyy, che pure ha fornito la tecnologia per quell’esperimento avvenuto vicino alle città di Bakhmut e Chasiv Yar, ha ammesso che da allora il programma "Terminator" non è più progredito proprio a causa di questi vincoli normativi, eppure la sua ammissione getta una luce sinistra sulla direzione verso cui sta marciando l’intero settore.

Le Nazioni Unite, per bocca del segretario generale António Guterres, hanno più volte chiesto un bando esplicito per queste "armi autonome letali", temendo che l’assenza del giudizio umano possa portare a errori irreparabili, come attacchi contro i propri commilitoni (il cosiddetto fuoco amico) o, peggio, contro civili inermi.

Del resto, la stessa azienda del produttore si sta ora concentrando sui droni intercettori "Alita", progettati per abbattere i kamikaze russi Shahed prima che raggiungano infrastrutture abitate, ma anche in quel caso la normativa attuale impone che sia un uomo a premere il grilletto virtuale.

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