Bordighera, la madre arrestata per la morte della figlia di due anni: la donna nega e parla di una caduta
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Redazione Interno
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Il racconto della madre, che quella mattina aveva chiamato i soccorsi, parla di una banale disgrazia: una caduta dalle scale, avvenuta mentre era fuori casa per accompagnare le altre due figlie a scuola. Al suo rientro, verso le otto, avrebbe trovato la piccola Beatrice in gravi condizioni, già in crisi respiratoria, per poi vederla soccombere nonostante il rapido intervento dei sanitari, che purtroppo la trovarono in arresto cardiocircolatorio. Una versione, la sua, che però si scontra con le risultanze investigative e con quanto annotato nel referto del medico legale, il quale ha rilevato sul corpicino della bambina la presenza di diverse ecchimosi, lividi la cui natura e distribuzione non sembrerebbero compatibili con un singolo evento traumatico accidentale. È su queste basi, che alimentano forti dubbi sulla dinamica dichiarata, che la procura ha costruito l’ipotesi accusatoria più grave, quella di omicidio preterintenzionale, portando all’arresto della donna.
Il sequestro della villetta e lo sfondo dell’affidamento
A conferma della delicatezza e della potenziale rilevanza penale del caso, gli investigatori hanno disposto il sequestro preventivo della villetta, ubicata sulle alture di Bordighera, dove la bimba avrebbe perso la vita: un provvedimento volto a conservare intatto il luogo, che viene considerato una scena del crimine, in attesa delle perizie più approfondite e degli sviluppi processuali. Lo scenario familiare in cui la tragedia si è consumata appare peraltro complesso, e non privo di tensioni giudiziarie pregresse, poiché la donna, secondo quanto emerso, si sarebbe dovuta presentare proprio nel mese di marzo davanti al giudice per un’udienza cruciale sull’affidamento e sul mantenimento delle sue tre figlie, le due maggiori di 10 e 9 anni e la piccola Beatrice. Un appuntamento legale, quello, che assume ora un significato tragico e macabro, trasformandosi in un elemento di contorno che gli inquirenti non potranno ignorare nella ricostruzione dei fatti e delle possibili motivazioni.
La detenzione e la difesa che ribadisce l’innocenza
Emanuela Aiello, la madre 43enne, si trova dunque detenuta dal lunedì sera nel carcere di Pontedecimo, dove dovrà rispondere dell’accusa di avere, volontariamente o meno, provocato la morte della sua terzogenita. Attraverso il suo legale, la donna ha respinto con fermezza ogni addebito, continuando a sostenere la tesi dell’incidente domestico e proclamando la propria estraneità assoluta a qualsiasi gesto violento contro la figlia. Una linea difensiva che, se da un lato cerca di arginare le conclusioni investigative, dall’altro non può non fare i conti con la materialità delle constatazioni mediche, le quali, come spesso accade in casi di questa delicatezza, costituiranno uno snodo probatorio decisivo per il futuro corso della vicenda giudiziaria. La sua negazione rimane netta, un muro contro il quale si infrangono, per ora, le ipotesi della procura.
Una cittadina sotto choc per la tragedia
Bordighera, la località ligure del ponente nota per il suo clima mite e la sua tranquillità, è stata scossa da un evento che ha superato ogni comprensione, lasciando un senso di sgomento e di dolorosa incredulità tra i suoi abitanti. La morte di una creatura così piccola, in circostanze così oscure e cariche di interrogativi, ha prodotto un’onda d’urto che va ben oltre i confini del quartiere residenziale dove sorge la villetta coinvolta. La comunità, pur evitando di formulare giudizi pubblici in attesa delle sentenze, vive con apprensione lo svolgersi delle indagini, consapevole che la verità giudiziaria dovrà fare luce su una delle pagine più buie e tragiche della recente cronaca locale, nella speranza che la giustizia possa, in un modo o nell’altro, restituire un senso a quanto accaduto.




