Il politecnico di Milano guida le università italiane nella classifica QS, ma Bologna perde posizioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia scattata dal QS University Rankings Europe 2026 ritrae un sistema universitario italiano che, sebbene mantenga una produzione scientifica di rilievo, stenta a competere con le eccellenze del continente. Il quadro, infatti, mostra una netta distanza tra gli atenei del nostro paese e le istituzioni che capeggiano la graduatoria europea, nella quale spiccano, inamovibili, sette università britanniche – con Oxford in vetta – affiancate da due svizzere e una francese. Per incontrare il primo nome italiano, il Politecnico di Milano, è necessario scorrere la lista fino al quarantacinquesimo posto, un dato che, se da un lato conferma il ruolo di capofila del polo tecnico-scientifico meneghino, dall'altro evidenzia il gap da colmare per agganciare le leadership continentali.

L'unico nella top fifty e il balzo di Tor Vergata

Il Politecnico milanese, che lo scorso anno ha compiuto un significativo balzo nella classifica mondiale QS inserendosi nella top 100 globale, si attesta dunque come l'unica realtà nazionale a entrare nella fascia delle prime cinquanta europee, un traguardo che ne sottolinea la crescita internazionale e l'attrattività. A questo risultato contribuisce, come osservato dal fondatore e presidente di QS, la strategia di internazionalizzazione che ha portato l'Italia a essere tra i paesi europei con l'offerta più ampia di corsi di laurea in inglese, un fattore chiave per attrarre studenti e ricercatori da tutto il mondo. Accanto a questo caso, spicca il dinamismo dell'università di Roma Tor Vergata, che continua a risalire la classifica nazionale posizionandosi al nono posto tra gli atenei italiani dopo il dodicesimo del 2025, un trend positivo che mette in luce la vitalità di un istituto relativamente giovane nel panorama accademico del paese.

La flessione di Alma Mater e il gruppo delle prime cento

Se alcuni segnali appaiono incoraggianti, un dato preoccupante giunge invece dall'Alma Mater Studiorum di Bologna, tradizionale faro dell'istruzione superiore in Italia, la quale perde undici posizioni scivolando dal quarantottesimo al cinquantanovesimo posto e uscendo così dalla prestigiosa cerchia delle prime cinquanta università europee. Questo arretramento, che interrompe una tradizione di presenza in quella fascia, si inserisce in un contesto più ampio dove, comunque, il nostro paese riesce a piazzare quattro suoi atenei entro il centesimo posto del ranking. Oltre al Politecnico di Milano, infatti, altre tre università italiane – i cui nomi, secondo la metodologia della classifica, si collocano alle spalle del leader nazionale – figurano tra le prime cento d'Europa, a testimonianza di un patrimonio accademico che, nonostante le difficoltà, mantiene spessori qualitativi significativi.

La ricerca come motore e le sfide della competizione

Il commento del presidente di Qs ha voluto rimarcare come l'Italia rappresenti "uno dei motori della ricerca in Europa", caratterizzato da un'intensa e prolifica attività scientifica. Questo aspetto, fondamentale per la valutazione, costituisce un punto di forza su cui le università nazionali possono contare per migliorare il proprio posizionamento. Tuttavia, la classifica svela anche le criticità di un sistema che, nel confronto diretto con i competitor europei più strutturati e finanziati, mostra alcune fragilità, a partire dalla capacità di trattenere i talenti e di attrarne di nuovi a livello internazionale. La sfida, quindi, si gioca su più tavoli: consolidare l'eccellenza dove già esiste, come nel caso del Politecnico, sostenere le realtà in ascesa e invertire le tendenze negative laddove istituzioni storiche mostrano segni di affanno nel mantenere il passo con la concorrenza.

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