Guerra in Ucraina, missili balistici russi su Kharkiv e Zaporizhzhia: i negoziati restano sospesi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tregua, se mai ci fosse stata una tregua, è durata lo spazio di una notte. I missili balistici russi – quelli che per traiettoria e velocità sono tra i più difficili da intercettare – hanno nuovamente squarciato il cielo di due grandi città ucraine, Kharkiv e Zaporizhzhia, provocando una serie di potenti esplosioni, come riferito dall’agenzia ucraina Rbc, che a sua volta ha citato i canali Telegram dei rispettivi capi dell’amministrazione militare regionale. Da una parte Oleg Sinegubov, per la prima, e dall’altra Ivan Fedorov, per la seconda, hanno confermato l’ondata di attacchi senza però fornire, al momento, un bilancio definitivo delle vittime o dei danni alle infrastrutture civili. È l’ennesima dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di come il conflitto continui a macinare distruzione su larga scala, nonostante i tavoli diplomatici restino formalmente aperti.

Il fallimento silenzioso dei negoziati trilaterali

Sullo sfondo di questi bombardamenti – che colpiscono due capisaldi della resistenza ucraina nell’est e nel sud-est del paese – si muove una diplomazia paralizzata. I negoziati trilaterali per porre fine alla guerra sono stati sospesi, e lo ha ammesso senza troppi giri di parole il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, in un’intervista all’agenzia di stato russa Tass. «Ma la Russia resta in contatto con gli Stati Uniti sulla questione», ha aggiunto, un dettaglio non secondario visto che alla Casa Bianca siede nuovamente Donald Trump. Di quella sospensione, però, non vengono fornite né le ragioni ufficiali né le condizioni per una loro eventuale riapertura. Si sa solo che il canale diretto con Washington – a differenza di quello con Kiev o con i mediatori europei – non si è interrotto.

Odessa e il porto di Chornomorsk nel mirino

Non solo Kharkiv e Zaporizhzhia. Un altro attacco aereo, sempre di matrice russa, ha preso di mira un’area portuale nella regione di Odessa, in particolare lo scalo di Chornomorsk. Qui i container hanno preso fuoco dopo l’esplosione, con i soccorritori ucraini prontamente intervenuti per domare le fiamme. Le autorità locali, in questo caso, hanno escluso vittime tra la popolazione civile e tra gli operatori del porto, un elemento che contrasta con la violenza degli altri raid ma che non ridimensiona la portata strategica del bersaglio: colpire le infrastrutture logistiche significa ostacolare le esportazioni di grano e l’arrivo di rifornimenti occidentali. Un vecchio copione, insomma, già visto nelle fasi più acute della guerra.

Zelensky, Witkoff, Rutte e la lunga lista degli interlocutori

Mentre le esplosioni facevano da colonna sonora a una nuova giornata di guerra, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato una delegazione composita: Steve Witkoff, Jared Kushner, Lindsey Graham e Mark Rutte. L’incontro, stando a quanto scritto dallo stesso Zelensky, ha prodotto un accordo di massima sul rafforzamento delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, affinché siano «solide» e le prospettive per la ricostruzione post-bellica diventino «reali». Nessun dettaglio operativo è stato reso noto, né si sa quali impegni concreti siano stati assunti dai suoi interlocutori. Intanto l’Unione europea – si legge nelle stesse aggiornamenti – si prepara a erogare un prestito da 90 miliardi, ribadendo la propria linea: «Continuiamo a sostenere Kiev. La Russia è disinteressata alla pace». Una frase, quest’ultima, che suona come un’accusa formale più che come una valutazione terza.

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