Cuba acquista 300 droni mentre cresce il timore di un attacco Usa
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Redazione Esteri
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Cuba acquista 300 droni militari mentre aumentano le tensioni con gli Stati Uniti e all’Avana si diffonde il timore di un possibile attacco imminente. La Cnn parla di un’isola che si starebbe preparando a un’invasione, ricostruendo una serie di movimenti politici e militari che avrebbero aggravato il confronto tra Washington e il governo cubano. Secondo le informazioni riportate, gli Stati Uniti accusano Cuba di voler colpire Guantanamo Bay, mentre nelle ultime ore cresce la pressione diplomatica sull’isola, già segnata da una crisi interna profonda. Sullo sfondo c’è anche il recente arrivo all’aeroporto José Marti del direttore della Cia John Ratcliffe, atterrato con un aereo ufficiale in un momento definito decisivo per i rapporti tra i due Paesi.
Il nodo centrale riguarda i rapporti internazionali di Cuba con Russia e Cina. Secondo quanto emerge, Washington avrebbe chiesto all’Avana di interrompere i legami con entrambi i Paesi, ma le rassicurazioni fornite dai negoziatori cubani non avrebbero convinto gli Stati Uniti. Da qui l’ipotesi di un’escalation militare che alimenta tensioni e allarmi. La rete americana descrive una popolazione abituata da decenni alla minaccia di un intervento statunitense, una situazione che nel tempo sarebbe diventata persino oggetto di una “macabra battuta”. Stavolta però il clima appare diverso, anche per la quantità di segnali che vengono letti come preparativi di una possibile operazione militare.
Droni militari e obiettivi strategici nei Caraibi
Secondo informazioni attribuite all’intelligence americana, Cuba avrebbe acquisito oltre 300 droni militari da Russia e Iran, distribuendoli in punti strategici dell’isola. Le armi, stando alle ricostruzioni diffuse, potrebbero essere utilizzate contro la base statunitense di Guantanamo Bay, contro le navi militari americane presenti nei Caraibi e persino contro l’arcipelago dei Florida Keys. La presenza dei droni viene indicata come uno degli elementi che avrebbero contribuito ad aumentare l’allerta negli Stati Uniti, soprattutto dopo le recenti tensioni diplomatiche. Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore hanno rafforzato l’idea di una fase estremamente delicata nei rapporti tra Washington e l’Avana.
Nel frattempo, la capitale cubana vive giornate di forte instabilità. Le informazioni diffuse parlano di ore decisive per il governo dell’Avana, stretto tra le pressioni internazionali e una situazione interna sempre più difficile. I blackout continuano a colpire le principali città dell’isola, mentre il carburante viene descritto come sempre più raro e iniziano a emergere problemi legati anche alla carenza d’acqua. Il malcontento si manifesta nelle strade attraverso il “cazerolazo”, le proteste rumorose con pentole e mestoli che da giorni coinvolgono parte della popolazione urbana. Accanto alle contestazioni contro il regime, cresce il clima di incertezza attorno alle possibili mosse degli Stati Uniti.
La crisi interna e il clima di allerta all’Avana
La situazione cubana si inserisce in un contesto già compromesso dalla crisi politica legata al Venezuela e alla cattura del presidente Nicolas Maduro, storico alleato dell’Avana. In questo scenario, l’acquisto dei droni viene interpretato come una risposta difensiva da parte del governo cubano, che secondo le ricostruzioni starebbe preparando il Paese a un eventuale confronto con Washington. Le tensioni internazionali si intrecciano così con le difficoltà economiche quotidiane vissute dalla popolazione, tra proteste, blackout e scarsità di beni essenziali. L’insieme di questi elementi contribuisce a delineare un quadro di forte instabilità nei Caraibi, con Cuba al centro di uno scontro politico e militare sempre più acceso.




