Baldissero d'Alba, chi era Gjovalin Lazri: barista a Torino e rapinatore nella banda che assaltava le cascine
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Redazione Esteri
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Gjovalin Lazri, 35 anni, gestiva un bar nella periferia di Torino insieme alla compagna e aveva un figlio piccolo. Gli amici lo chiamavano "Gio". Nessuno, tra i clienti e i conoscenti, sapeva della sua doppia vita: di giorno barista, di notte rapinatore. «Non avevo idea che avesse una doppia vita, ma queste cose non si fanno», ha detto un cliente del suo locale. La sua famiglia, originaria dell'Albania ma residente da anni nel capoluogo piemontese, è descritta dai vicini come riservata e tranquilla. «Sono persone tranquille, una famiglia per bene.
Non sappiamo molto di loro, parlano poco, li vediamo col bambino», hanno raccontato al quotidiano La Stampa.
I precedenti e il tentativo di reinserimento
A dispetto delle apparenze, Lazri aveva precedenti per reati contro il patrimonio. Nel 2013 era stato protagonista di un furto in una villa in provincia di Asti. La sua avvocata, Roberta Sisimbro, ha dichiarato che «stava cercando di reintegrarsi e lavorava regolarmente». La legale ha aggiunto che la famiglia è «distrutta» e chiede rispetto per il momento del lutto, ricordando che «viviamo in uno Stato di diritto, c'è la Carta costituzionale e la legge da rispettare». Al bar di corso Taranto, saracinesche abbassate, nessun fiore né messaggio di cordoglio.
La banda dei trasfertisti e la notte a Baldissero d'Alba
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Lazri faceva parte di una banda di ladri "trasfertisti", gruppi che si spostano da una provincia all'altra per compiere furti in abitazioni isolate. Nella notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre, il gruppo formato da quattro o cinque persone si è introdotto nel cortile della cascina in ristrutturazione di Roberto Mollo a Baldissero d'Alba, nel Cuneese. L'obiettivo, secondo quanto emerso, erano materiali edili e attrezzi da lavoro custoditi nel cantiere.
Mollo, autotrasportatore di 35 anni, dormiva nella parte abitabile dell'edificio quando ha sentito dei rumori. Affacciatosi al balcone del primo piano, ha esploso alcuni colpi con una pistola semiautomatica regolarmente detenuta. Uno dei proiettili ha raggiunto Lazri, che indossava ancora un passamontagna e aveva in tasca un cacciavite e circa 2mila euro in contanti. I soccorritori del 118 hanno tentato di rianimarlo, ma non c'è stato nulla da fare. Gli altri componenti della banda sono fuggiti a piedi attraverso la campagna e dalla cascina non risulta essere stato rubato nulla.
L'autopsia e le indagini in corso
La salma di Lazri è stata trasferita all'istituto di medicina legale di Torino, dove è stata disposta l'autopsia. Gli esami dovranno chiarire il numero esatto delle ferite, la traiettoria dei proiettili e la distanza dal punto in cui è stato esploso il colpo. Sul corpo della vittima sarebbero stati trovati due fori tra il collo e una spalla. Secondo le prime indiscrezioni, Mollo avrebbe sparato tredici colpi da una distanza compresa tra i 30 e i 40 metri, e l'ipotesi al vaglio è che Lazri sia stato colpito mentre era in fuga insieme al resto della banda.
La pistola, una Beretta calibro 9, è stata posta sotto sequestro. Le indagini sono affidate ai carabinieri di Bra e al Nucleo operativo di Cuneo, coordinati dalla Procura di Asti. Roberto Mollo è indagato a piede libero per omicidio volontario, atto dovuto per consentire gli accertamenti tecnici. Il procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo, ha spiegato che il caso è «diverso» da quello del gioielliere Mario Roggero «per tanti motivi», tra cui l'assenza di riprese della videosorveglianza e l'atteggiamento tenuto dall'indagato.
La posizione di Mollo e la difesa
Roberto Mollo, che si è detto «disperato» e ha ripetuto di aver sbagliato, è al momento a casa dei genitori. Il suo avvocato, Piermario Morra, sostiene che i ladri non volessero rubare materiale edile, ma entrare nell'abitazione dove l'uomo stava dormendo. «Lo dimostrano le torce e i guanti ritrovati sulla scena dai carabinieri», ha dichiarato il legale. La difesa punta a dimostrare che Mollo ha agito in preda al panico, sparando nel buio verso i fasci di luce delle torce. «Non voleva uccidere. Roberto ha chiamato, Roberto ha soccorso», ha aggiunto Morra.
Il fratello Giuseppe ha confermato che il 35enne «piange, non fa altro che tormentarsi». Resta da chiarire se Mollo avesse effettuato il cambio di residenza nella cascina, circostanza che potrebbe incidere sulla contestazione del porto abusivo d'arma, dal momento che la pistola era detenuta regolarmente ma non risulterebbe in possesso del porto d'armi.
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