Baldissero d'Alba, l'autopsia: un solo proiettile ha ucciso Gjovalin Lazri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È stato un solo proiettile a uccidere Gjovalin Lazri, il 36enne di origini albanesi morto nella notte tra il 19 e il 20 settembre a Baldissero d'Alba, nel Cuneese, durante un tentativo di furto in un cascinale in ristrutturazione. È quanto emerge dai primi accertamenti dell'autopsia eseguita mercoledì 23 settembre all'obitorio civico di Torino, durata più di tre ore.

L'esame autoptico ha permesso di chiarire uno degli aspetti rimasti finora incerti nella ricostruzione: non sarebbero stati due i proiettili a raggiungere il 36enne, come era stato ipotizzato nelle prime ore dopo la sparatoria. Sul corpo sono stati individuati un foro d'ingresso e uno d'uscita nella zona compresa tra il collo e la scapola, riconducibili a un unico colpo.

La difesa di Roberto Mollo e l'ipotesi del rimbalzo

Il proiettile si è conficcato in un lato del collo ed è fuoriuscito dall'altro, come se in quel momento l'uomo si stesse voltando o stesse cambiando la direzione di fuga. Stabilire la posizione del corpo e la traiettoria esatta sarà importante per la ricostruzione del fatto. Non è nemmeno da scartare l'ipotesi che si sia trattato di un colpo di rimbalzo: tra l'indagato e il gruppo c'erano le impalcature, gli ingombri e le masserizie di un cantiere.

Il legale di Roberto Mollo, l'avvocato Piermario Morra, continua a sostenere la tesi secondo cui il suo assistito avrebbe sparato in aria, temendo che i ladri gli entrassero in casa. La ricostruzione su cui punta la difesa è che quell'unico proiettile possa aver colpito prima uno dei muri che delimitano la corte della cascina per poi raggiungere di rimbalzo la vittima.

La telefonata al 112

È stato poi lo stesso Mollo a chiamare il numero unico di emergenza. Il Tg1 ha diffuso l'audio della sua chiamata, effettuata alle 2:17 del 20 settembre. «Buonasera, salve, sono Mollo Roberto. Ho avuto dei ladri in casa, io mi sono difeso… uno è morto», esordisce il 35enne. Poi la telefonata passa ai carabinieri, ai quali ribadisce: «Io ho avuto i ladri in casa, io sono armato, mi sono difeso. Forse c'è una persona a terra non so se è morto, guardi non so proprio cosa dire. Questo qua incappucciato, è chiuso, eran fuori nel cortile io gli ho sparato perché mi son spaventato».

Alla raccomandazione dell'operatore di non toccare nulla, Mollo risponde: «No no, non tocco niente. Sono fuori tanto la pistola ce l'ho qui, è scarica».

Chi era Gjovalin Lazri

Di origini albanesi, Lazri si era trasferito da tempo nella periferia nord di Torino insieme alla compagna, con la quale aveva avuto un figlio. Di professione barista, gestiva un'attività in corso Taranto. I vicini di casa e i clienti del locale lo ricordano come una persona tranquilla e riservata. «Una famiglia per bene, estremamente riservati. Non sappiamo molto di loro, parlano poco, li vediamo col bambino. Ma non ci sono mai stati problemi», hanno riferito i vicini dopo la tragedia.

Il 36enne aveva precedenti per reati contro il patrimonio: nel 2013 era stato intercettato dalla polizia di Torino subito dopo un colpo in un'abitazione nell'Astigiano.

Le indagini e i prossimi accertamenti

Per la morte di Lazri la Procura di Asti ha iscritto nel registro degli indagati Roberto Mollo, 35 anni, autotrasportatore e titolare di una ditta, con l'accusa di omicidio volontario e tentato omicidio. L'uomo non è al momento sottoposto a misure cautelari. L'arma, una Beretta calibro 9 regolarmente detenuta e denunciata, si trova sotto sequestro insieme alla cascina. Secondo quanto emerso dalle indagini, la pistola avrebbe dovuto essere custodita esclusivamente nell'abitazione in cui Mollo vive con la madre, a poche centinaia di metri dal cantiere, e non nella struttura in ristrutturazione.

Saranno decisivi il sopralluogo nel cantiere, previsto la settimana prossima, e la perizia balistica per stabilire la sequenza degli spari, la posizione della vittima e la dinamica della morte. I risultati definitivi dell'autopsia saranno depositati entro sessanta giorni. Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Bra.

Le parole della compagna della vittima

La compagna di Lazri ha affidato le proprie parole alla sua legale, che le ha poi diffuse. «Sentiamo e leggiamo tante cose, ma io voglio dire che non esistono persone buone e cattive. Persone che meritano di morire o altre che fanno bene a sparare. Mio figlio non ha più un padre e io sono distrutta dal dolore. Deve venire fuori tutta la verità, chiedo solo che la giustizia faccia il suo corso», ha dichiarato la donna. L'avvocata Roberta Sisimbro ha aggiunto di avere «massima fiducia nell'operato della procura e degli esperti».

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