Baldissero d'Alba, l'autopsia di Gjovalin Lazri durata oltre tre ore: due fori e i dubbi sui colpi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'autopsia sul corpo di Gjovalin Lazri è durata più di tre ore. L'esame, eseguito nei locali dell'Obitorio civico di Torino, è stato affidato agli specialisti incaricati dalla procura di Asti, che coordina l'inchiesta sulla morte del trentaseienne di origini albanesi avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsi a Baldissero d'Alba, nel Cuneese.

I due fori e il nodo dei proiettili

Sul corpo di Lazri sono stati individuati due fori tra il collo e la scapola destra. Il punto centrale dell'accertamento medico-legale, come confermato dal consulente balistico della procura Stefano Conti al termine delle operazioni, è stabilire se quei fori siano stati provocati da un unico proiettile entrato e uscito oppure da due colpi distinti. La risposta cambia il quadro dell'imputazione a carico di Roberto Mollo, l'autotrasportatore trentacinquenne proprietario della cascina in ristrutturazione, iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario.

Conti, uscendo dall'obitorio, si è limitato a definire l'esame «molto approfondito e anche più lungo del previsto», precisando che per la ricostruzione sarà determinante il sopralluogo sulla scena.

La dinamica e la distanza degli spari

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Mollo ha aperto il fuoco dal balcone al primo piano della cascina. I bossoli sono stati trovati in quell'area. Il corpo di Lazri è stato individuato a una distanza compresa tra i 30 e i 40 metri dal punto dello sparo. È possibile che, dopo essere stato ferito, l'uomo non sia caduto immediatamente, ma si sia trascinato per qualche metro prima di accasciarsi. I colpi esplosi, stando a quanto emerso finora, sarebbero stati dodici o tredici, quasi l'intero caricatore di una pistola Steyr 9x21 che Mollo deteneva con autorizzazione per uso sportivo.

L'arma si trovava con lui nel cascinale, dove l'uomo aveva deciso di dormire negli ultimi giorni per timore di furti, ma non avrebbe potuto portarla fuori dalla propria abitazione di residenza.

Le torce e l'ipotesi della fuga

Uno degli elementi su cui si concentrano gli investigatori è la presenza di tre torce elettriche ritrovate a terra nella zona in cui si trovavano gli intrusi. Il gruppo, composto secondo le prime stime da quattro o cinque persone, si muoveva nel buio del cortile. L'ipotesi al vaglio è che Mollo abbia indirizzato i colpi verso i fasci di luce delle torce. Resta da chiarire, e sarà compito della perizia balistica disposta dalla procura, se Lazri sia stato colpito mentre si allontanava insieme ai complici o in un momento diverso della colluttazione.

L'avvocato dell'indagato, Piermario Morra, sostiene che il suo assistito «non voleva uccidere nessuno» e che la presenza di torce e guanti sulla scena dimostri l'intenzione del gruppo di entrare nell'abitazione.

Le parole della compagna della vittima

La compagna di Gjovalin Lazri ha affidato alla sua legale, Roberta Sisimbro, un messaggio diffuso nelle ore successive all'autopsia. «Sentiamo e leggiamo tante cose, ma io voglio dire che non esistono persone buone e cattive. Persone che meritano di morire o altre che fanno bene a sparare», ha dichiarato la donna. «Mio figlio non ha più un padre e io sono distrutta dal dolore. Deve venire fuori tutta la verità, chiedo solo che la giustizia faccia il suo corso».

La legale della famiglia, che non ha nominato consulenti tecnici di parte e ha ribadito la «massima fiducia» nel lavoro dei pubblici ministeri, ha aggiunto che i familiari chiedono rispetto per il loro lutto. Di diverso tenore le dichiarazioni del fratello di Mollo, Giuseppe, secondo il quale l'indagato «piange» e continua a ripetere «ho sbagliato».

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