Inflazione, l’effetto Iran spinge i prezzi al rialzo: a marzo 1,7% con l’energia che torna a pesare

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’inflazione, dopo una fase di relativa tregua, torna a mordere. I dati diffusi dall’Istat raccontano di un marzo segnato da una risalita netta: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, segna un +0,5% su base mensile e un +1,7% su base annua. Un balzo, questo, che porta il tasso ben al di sopra del +1,5% registrato nel mese di febbraio. A determinare la svolta, come evidenzia l’istituto di statistica nella sua nota, è principalmente il comparto energetico, la cui dinamica cambia radicalmente segno: se a febbraio si registrava ancora una flessione del -6,6%, a marzo il calo si riduce drasticamente al -2,3%. Una variazione, quella dei costi per luce e gas, che da sola spiega gran parte dell’accelerazione dell’indice generale.

Il conflitto in Iran e le ripercussioni sui beni di largo consumo

L’ombra del conflitto in Medio Oriente si allunga fino ai portafogli degli italiani. La spinta inflazionistica, infatti, non si ferma alle bollette e ai carburanti, ma inizia a propagarsi lungo la filiera dei beni di largo consumo. Lo conferma l’andamento dei prezzi degli alimentari, che segnano un’impennata significativa: secondo i dati preliminari dell’Istat, la componente degli Alimentari non lavorati accelera passando da un +3,7% di febbraio a un +4,4% di marzo. Un effetto domino, quello paventato nei giorni scorsi dalle associazioni dei consumatori, che ora si materializza nei dati ufficiali: il rincaro dell’energia, necessario per la produzione e la logistica, si trasferisce inevitabilmente sui prezzi finali dei prodotti sugli scaffali.

L’Eurozona segue la stessa dinamica con un’inflazione al 2,5%

Lo scenario non è solo italiano. I dati diffusi dall’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, dipingono un quadro analogo per l’intera area della moneta unica. Secondo la stima flash, l’inflazione annuale dell’Eurozona è salita al 2,5% a marzo, un deciso balzo in avanti rispetto all’1,9% fatto registrare a febbraio. Anche in questo caso, a trainare il rialzo è il costo dell’energia, la cui volatilità – esacerbata dalle tensioni geopolitiche in corso – si riflette in modo trasversale su tutti gli Stati membri. La convergenza tra il dato italiano, all’1,7%, e quello europeo, al 2,5%, conferma come il fattore scatenante sia esogeno e comune.

Servizi e il controbilanciamento di un rallentamento settoriale

Se l’energia e gli alimentari non lavorati spingono l’indice verso l’alto, c’è un comparto che gioca invece a favore del contenimento della fiammata. L’Istat segnala un effetto di frenata proveniente dai servizi, in particolare da quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona. Questa tipologia di servizi, che a febbraio cresceva a un ritmo del +4,9%, a marzo ha registrato un rallentamento significativo attestandosi a un +3,0%. Un dato che, pur non riuscendo a compensare completamente la spinta dei beni energetici e alimentari, introduce un elemento di eterogeneità nel quadro inflazionistico, mostrando come la ripresa dei prezzi non sia uniforme ma colpisca con particolare intensità i beni primari, quelli cioè meno eludibili per le famiglie.

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