Menopausa, la terapia ormonale sostitutiva cambia volto. AME: “Non va temuta, va personalizzata”
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Redazione Salute
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Dalla diffidenza alla personalizzazione. È questo il cambio di paradigma che sta interessando la Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) in menopausa, un passaggio segnato anche dalla decisione della Food and Drug Administration statunitense di rimuovere il Black Box Warning, la più severa avvertenza di sicurezza prevista per i farmaci, dalle terapie ormonali per la menopausa.
La svolta è maturata dopo oltre vent’anni di nuove evidenze e di progressiva revisione dell’interpretazione dei risultati dello storico Women’s Health Initiative (WHI), lo studio che nei primi anni Duemila aveva contribuito a generare una forte cautela nei confronti della terapia ormonale.
Il Women’s Health Initiative era un insieme di due trial clinici che coinvolsero circa 27.000 donne in post-menopausa, con un’età media di 63 anni, over a decade past the average age of a woman experiencing menopause. I risultati iniziali, pubblicati nei primi anni Duemila, avevano mostrato un aumento del rischio di malattia coronarica, ictus, tromboembolismo venoso e tumore al seno.
Tuttavia, la formulazione utilizzata nello studio non è più quella comunemente impiegata e l’età media delle partecipanti era significativamente superiore a quella delle donne che tipicamente iniziano la terapia. Nel novembre 2025 la FDA ha avviato la rimozione delle avvertenze dopo una revisione completa della letteratura scientifica, un panel di esperti e un periodo di commenti pubblici.
La FDA ha approvato le modifiche all’etichettatura per sei prodotti per la terapia ormonale in menopausa, eliminando dal boxed warning le dichiarazioni di rischio relative a malattie cardiovascolari, tumore al seno e probabile demenza. Come ha dichiarato il Commissario FDA Marty Makary, «questa decisione riflette il nostro impegno a seguire la scienza ovunque ci porti e a correggere la rotta quando le evidenze lo richiedono».
L’agenzia statunitense ha precisato che non intende rimuovere l’avvertenza per il tumore dell’endometrio nei prodotti a base di solo estrogeno sistemico. La prima tranche di prodotti approvati comprende tutte e quattro le categorie di terapia ormonale: combinata sistemica, estrogeno da solo, progestinico da solo e estrogeno vaginale topico.
Il tema è stato al centro del 3° AME Update in Endocrinologia Ginecologica, svoltosi il 18 e 19 settembre a Roma presso l’Ergife Palace Hotel, che ha riunito endocrinologi e ginecologi per confrontarsi sulle nuove frontiere della salute della donna. «Per oltre vent’anni le interpretazioni dello studio WHI hanno contribuito a creare un clima di forte cautela nei confronti della terapia ormonale», ha affermato Salvatore Monti, Direttore della UOSD di Endocrinologia e Diabetologia dell’AOU Sant’Andrea di Roma.
«Nel frattempo la ricerca ha prodotto nuove conoscenze e oggi abbiamo strumenti terapeutici e modalità di somministrazione che consentono un approccio molto più personalizzato». Il superamento del Black Box Warning, ha aggiunto, «rappresenta un passaggio importante, ma non è il punto di arrivo», poiché «è necessario accompagnare questo cambiamento con un aggiornamento costante delle conoscenze».
Angelo Cagnacci, Direttore della UOC di Clinica Ginecologica e Ostetrica dell’IRCCS Ospedale San Martino, ha evidenziato come «la TOS odierna non è più quella di venticinque anni fa: oggi disponiamo di somministrazioni transdermiche a basso dosaggio e di combinazioni altamente personalizzate». La valutazione, ha spiegato, deve tenere conto del profilo clinico della singola donna e della cosiddetta «finestra di opportunità», ovvero i primi dieci anni dall’inizio della menopausa o le donne sane di età inferiore ai 60 anni, sempre in assenza di controindicazioni.
Studi randomizzati mostrano che le donne che iniziano la terapia ormonale entro dieci anni dall’esordio della menopausa, generalmente prima dei 60 anni, presentano una riduzione della mortalità per tutte le cause e delle fratture. Il nuovo approccio non significa considerare la TOS automaticamente indicata per tutte le donne in menopausa: la maggiore disponibilità di evidenze consente di valutare con maggiore precisione il rapporto tra benefici e rischi, evitando generalizzazioni e privilegiando la personalizzazione del trattamento.
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