Pos e scontrini, il “tesoro nascosto” riemerge dal sommerso: così il Fisco ha recuperato un miliardo in cinque mesi

Pos e scontrini, il “tesoro nascosto” riemerge dal sommerso: così il Fisco ha recuperato un miliardo in cinque mesi
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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   Cinque mesi, o forse sarebbe più preciso dire poco più di un battito di ciglia se rapportato ai decenni di lotta all’evasione fiscale, sono bastati per cambiare il volto del prelievo. Senza nuove tasse, senza il clamore di blitz spettacolari che tanto piacciono alla cronaca, e nemmeno un’aliquota aumentata di un centesimo, il meccanismo ha funzionato in sordina.

È stato sufficiente costringere i dati a parlare tra loro, collegando ciò che i consumatori saldano con carta di debito o bancomat agli scontrini che i commercianti emettono, per far riemergere dal sommerso oltre 5 miliardi di euro di imponibile.

Il risultato, ve lo assicuro, ha il sapore inequivocabile di una rivoluzione silenziosa: più di 115 milioni di scontrini in più registrati rispetto al passato e circa un miliardo di euro aggiuntivo entrato nelle casse dello Stato sotto forma di Iva.

L'abbinamento che vale miliardi

I numeri, resi noti dal viceministro all’Economia Maurizio Leo durante un convegno della Fondazione Centro Studi Commercialisti, sono impressionanti e raccontano come una procedura amministrativa – spesso percepita come un fastidio burocratico – possa invece fare la differenza sostanziale.

Stiamo parlando dell’obbligo di collegamento fisico e logico tra il Pos, quel terminale che ormai vediamo su ogni bancone, e il registratore telematico (Rt), lo strumento che memorizza i corrispettivi.

A fornire il dato aggiornato è stato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, durante un evento alla Camera dei Deputati per i 50 anni di Sogei, il partner tecnologico del Ministero dell’Economia.

L’analisi incrociata dei flussi ha permesso di certificare un aumento della base imponibile pari a 5,3 miliardi di euro, dimostrando che quando la norma è supportata dalla tecnologia, il buco nero dell’economia sommersa tende a ridursi.

Le scadenze e la procedura a regime

La macchina, dopo una fase di rodaggio iniziale, sta ora girando a regime. La scadenza per il collegamento formale, per chi ha attivato un nuovo contratto Pos a marzo, era fissata in calendario per il 29 maggio, anche se l’effettivo adempimento tecnico per l’abbinamento è slittato al 31 maggio, l’ultimo giorno lavorativo del mese.

Dopo il doppio appuntamento tecnico di aprile, che aveva creato qualche confusione tra gli esercenti, maggio segna il debutto definitivo del nuovo calendario: la connessione degli strumenti si deve stabilire entro il secondo mese successivo all’attivazione o alla variazione intervenuta.

Questo sforzo organizzativo ha coinvolto circa 1,6 milioni di registratori telematici, una massa critica enorme che ora trasmette dati in tempo reale al fisco, riducendo drasticamente lo spazio per la discrezionalità del venditore.

Il futuro della tracciabilità

A fronte di questi introiti extra, cresce però anche l’attenzione su alcuni strumenti che potrebbero tentare di aggirare il muro digitale.

Nel dibattito tra gli addetti ai lavori è emerso un certo allarme riguardo ai cosiddetti “velocizzatori” o app di pagamento che, tecnicamente, potrebbero frapporsi tra il consumatore e la registrazione fiscale se non configurati correttamente.

Il meccanismo attuale, basandosi sull’incrocio tra il totale dei pagamenti elettronici ricevuti e il totale degli scontrini trasmessi, ha reso obsoleti i vecchi metodi di occultamento dei ricavi.

Tuttavia, per mantenere l’efficacia di questo sistema, sarà cruciale monitorare l’evoluzione degli strumenti di pagamento immateriali, assicurando che nessuna transazione, anche la più piccola, possa sfuggire al dialogo tra Pos e server dell’Agenzia delle Entrate.

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