Londra, il governo Starmer in bilico dopo le rivelazioni sugli Epstein files
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Redazione Esteri
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La leadership di Keir Starmer, che da diciannove mesi guida il Regno Unito dopo una lunga era conservatrice, si trova a navigare in acque pericolosamente agitate, tanto che molti nel suo stesso partito si interrogano ormai sulla tempistica di una sua uscita di scena, piuttosto che sulla possibilità che questa avvenga. La crisi, che ha già prodotto le dimissioni di due figure chiave, ha origine nelle rivelazioni contenute nei documenti del Dipartimento di Giustizia statunitense su Jeffrey Epstein, i quali hanno gettato una luce inquietante sulle interazioni, avvenute tra il 2009 e il 2010, tra il finanziare e Peter Mandelson, all'epoca ambasciatore britannico a Washington. Quelle carte, cui si fa riferimento come agli "Epstein Files", non hanno solo riaperto un doloroso capitolo di cronaca nera, ma hanno sollevato interrogativi stringenti su flussi finanziari e sulla potenziale condivisione di informazioni riservate, mettendo sotto pressione l'intera architettura di potere laburista.
La caduta dei pilastri
Il contraccolpo istituzionale è stato rapido e devastante, come dimostra la repentina uscita di scena del capo di gabinetto Morgan McSweeney, il quale, assumendosi ogni responsabilità per aver caldeggiato la nomina di Mandelson, ha di fatto privato Starmer del suo stratega più influente. A questa defezione, che ha scosso profondamente Downing Street, ne è seguita un'altra, quasi in sequenza: il responsabile della comunicazione Tim Allan ha infatti presentato a sua volta le dimissioni, lasciando il primo ministro ancor più scoperto sul fronte della gestione dell'immagine pubblica in un momento così critico. Il quadro, del resto, appare in movimento, con voci sempre più insistenti che indicano come anche il segretario di gabinetto Chris Wormald starebbe trattando le condizioni per un proprio allontanamento, un passo che, se confermato, segnerebbe un ulteriore, gravissimo colpo alla stabilità dell'esecutivo.
La tempesta dei mercati e l'incubo delle indagini
La tensione politica si è prontamente riflessa sui mercati finanziari, i quali hanno iniziato a penalizzare i titoli di Stato britannici, i cosiddetti Gilt, in una chiara manifestazione di sfiducia degli investitori verso la capacità del governo di superare la bufera. Questo nervosismo economico si intreccia con l'approssimarsi di un passaggio giudiziario delicatissimo, ovvero l'imminente avvio dei lavori della Commissione parlamentare per la sicurezza e l'intelligence, che dovrà esaminare e rendere pubblici i documenti relativi alla procedura di selezione che portò alla nomina di Mandelson. È proprio su questo punto che si concentrano le previsioni più fosche, poiché si teme che quei dossier possano contenere elementi in grado di accelerare in modo decisivo la crisi di governo.
Un futuro incerto e una leadership sotto assedio
Con le elezioni locali di maggio che si profilano all'orizzonte come un probabile disastro elettorale per i laburisti, l'aria a Westminster è diventata irrespirabile. L'attenzione, pertanto, non è più rivolta alla sopravvivenza politica di Starmer, data ormai per compromessa, ma ai dettagli procedurali e di calendario che ne determineranno la fine. La situazione è così fluida che ogni giorno può riservare nuove svolte, mentre il primo ministro tenta, in un clima di assedio permanente, di mantenere un controllo che gli sfugge di mano, cercando al tempo stesso di rafforzare la propria autorità su un partito e su una macchina governativa che mostrano crepe sempre più profonde.




