Peter Mandelson arrestato a Londra: l’inchiesta sugli Epstein files travolge l’ex ambasciatore
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Redazione Esteri
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La pioggia sottile che cadeva nel tardo pomeriggio su Camden, quartiere elegante e riservato del nord di Londra dove le case silenziose si allineano lontane dal caos del mercato, ha fatto da cupo contraltare alla scena che si è consumata intorno alle sedici e trenta. Gli agenti della Metropolitan Police, quelli della central specialist crime division, sono usciti dall’abitazione con un uomo, e quell’uomo era Peter Mandelson, il settantaduenne ex ministro laburista, ex commissario europeo per il Commercio e, fino allo scorso settembre, ambasciatore di Sua Maestà a Washington. Lo hanno scortato fino a un’auto civile, e lui, con il mento imbronciato e lo sguardo che un tempo bastava a far tremare i cronisti nei corridoi del congresso, è salito a bordo diretto a una stazione di polizia per un interrogatorio che durerà ore. Scotland Yard, nel confermare il fermo di un uomo di settantadue anni per sospetta cattiva condotta nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche – senza naturalmente farne il nome, come da prassi britannica – ha messo un altro sigillo sulla frana che gli Epstein files stanno provocando nel cuore dell’establishment del Regno Unito.
I rapporti con Epstein e la fuga di notizie riservate
L’arresto di Mandelson, avvenuto a distanza di soli quattro giorni da quello del principe Andrea, affonda le radici in una quantità di documenti e corrispondenze emersi dal vasto archivio del finanziere americano, Jeffrey Epstein, che nel 2019 si tolse la vita in carcere mentre attendeva il processo per gravissimi reati sessuali. Ciò che gli inquirenti stanno ora passando al setaccio non sono accuse di natura sessuale, bensì il sospetto – suffragato da mail e appunti – che Mandelson, quando era ministro del governo Brown, abbia consapevolmente trasmesso a Epstein informazioni governative riservate e potenzialmente in grado di muovere i mercati. In particolare, gli atti farebbero riferimento a una nota interna del 2009 riguardante la vendita di beni pubblici per far fronte alla crisi finanziaria, un documento che l’allora ministro avrebbe inoltrato al finanziere definendolo “interessante”. E ancora, emergerebbe la discussione su una tassa per i bonus dei banchieri, che Mandelson avrebbe cercato di attenuare, e addirittura un’anticipazione, nel 2010, del maxi-piano di salvataggio europeo da cinquecento miliardi di euro, un’informazione che sarebbe stata passata a Epstein la sera prima dell’annuncio ufficiale.
Le conseguenze politiche e le dimissioni di Mandelson
La vicenda, va detto, aveva già avuto un primo, violento scossone lo scorso settembre, quando Downing Street era venuta in possesso di elementi sufficienti a sollevare Mandelson dall’incarico di ambasciatore negli Stati Uniti. Il primo ministro Keir Starmer, che lo aveva personalmente scelto pochi mesi prima per gestire i delicati rapporti con la nuova amministrazione Trump, si era trovato costretto a rimuoverlo, ammettendo di aver sottovalutato la profondità e la persistenza del legame tra il suo diplomatico e il finanziere. Un legame che Mandelson stesso, in un’email, aveva definito con l’espressione “my best pal”. Il politico, d’altronde, una certa dimestichezza con le controversie l’aveva sempre avuta: due volte costretto alle dimissioni dai governi Blair per presunte irregolarità finanziarie, era sempre riuscito a tornare, forte di quella reputazione di abile tessitore di trame che gli era valso il soprannome di “Principe delle Tenebre”. Ma la pubblicazione, a fine gennaio, di oltre tre milioni di pagine di documenti da parte del Dipartimento di Giustizia americano ha rappresentato un punto di non ritorno. Le forze dell’ordine hanno perquisito due sue proprietà, una nella stessa Londra e l’altra nel Wiltshire, e infine è scattato l’arresto. Mandelson, da parte sua, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche nelle ultime settimane, anche se fonti vicine al suo entourage riferiscono che la sua posizione è sempre stata quella di negare qualsiasi condotta criminale, sostenendo di non aver mai agito per tornaconto personale.
La pubblicazione dei documenti governativi e le tensioni parlamentari
Nel frattempo, il governo britannico si trova a dover gestire una crisi che rischia di minare la fiducia nell’operato di Starmer. Il malessere era già palpabile quando, all’inizio di febbraio, il capo di gabinetto Morgan McSweeney e altri due alti funzionari si erano dimessi in seguito alle rivelazioni e alle polemiche sulla nomina di Mandelson. Ora, con l’arresto, la tensione si è fatta incandescente. Alla Camera dei Comuni, il governo ha comunicato che la prima tranche di documenti relativi alla nomina di Mandelson ad ambasciatore verrà resa pubblica all’inizio di marzo, come promesso. Tuttavia, il sottosegretario Darren Jones ha precisato che una parte di questa documentazione, in particolare quella che include gli scambi tra Downing Street e lo stesso Mandelson, non potrà essere divulgata immediatamente a causa del “persistente interesse della polizia metropolitana” per quelle carte. L’opposizione conservatrice, per bocca del deputato Mike Wood, ha accusato l’esecutivo di procedere “con l’urgenza di un bradipo stanco in un lunedì festivo”, suggerendo che si tratti di un tentativo di prendere tempo. La risposta del governo, ovvero che non si intende interferire con un’indagine penale in corso, non ha placato gli animi, mentre la leader conservatrice Kemi Badenoch ha già definito questo momento come “l’immagine che definirà la premiership di Starmer”, riferendosi alla scena di un diplomatico di così alto rango condotto via in manette.
Keywords: Peter Mandelson, Epstein files, arresto Londra, scandalo Jeffrey Epstein, cattiva condotta pubblica, Keir Starmer, principe Andrea, fuga di notizie, governo britannico, Scotland Yard
Description: Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico a Washington, arrestato a Londra con l’accusa di misconduct in public office. L’inchiesta, legata agli Epstein files, riguarda la presunta divulgazione di informazioni riservate al finanziere Jeffrey Epstein.




