Epstein files travolgono Londra, Starmer nell'occhio del ciclone per Mandelson
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Redazione Esteri
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La diffusione di nuovi documenti legati al caso Jeffrey Epstein, nella quale si affacciano nomi di rilievo internazionale, ha aperto un fronte politico di eccezionale gravità nel Regno Unito, colpendo direttamente il primo ministro Keir Starmer. L’attenzione, in queste ore febbrili, si è concentrata su Peter Mandelson, figura storica del New Labour e già ministro in diversi governi Blair, i cui legami con il finanziare condannato – e morto in carcere nel 2019 – emergono con dettagli imbarazzanti. I file, resi pubblici dalle autorità giudiziarie statunitensi, rivelano non solo contatti diretti ma anche transazioni finanziarie, gettando un’ombra pesantissima su chi, come Starmer, ha scelto di puntare sulla sua esperienza nonostante le voci circolanti.
I pagamenti e le richieste tra Mandelson ed Epstein
I rapporti tra l’ex commissario europeo e il criminale sessuale, stando a quanto documentato, furono più che occasionali e caratterizzati da scambi di denaro. Tra il 2003 e il 2004, infatti, Epstein effettuò tre bonifici da venticinquemila dollari ciascuno a favore di Mandelson, ai quali si aggiunse, nel 2009, un ulteriore versamento di diecimila dollari destinato a finanziare un corso di osteopatia per il partner del lord. Oltre a questi movimenti, un’email del 2009 mostra come Epstein contattò proprio Mandelson per sondare la possibilità di trovare aziende non americane interessate a essere pubblicizzate dall’attore Leonardo DiCaprio, un particolare che, se da un lato conferma la natura della loro frequentazione, dall’altro allarga simbolicamente il perimetro di un’indagine che continua a rivelare connessioni inattese.
Le scuse pubbliche di Starmer e il peso delle responsabilità
Di fronte alla pressione politica e mediatica divenuta insostenibile, il premier laburista ha dunque preso la parola pubblicamente, rivolgendo – non senza imbarazzo – delle scuse formali alle vittime di Epstein. Starmer ha ammesso, in sostanza, di aver creduto alle versioni fornitegli da Mandelson, il quale aveva sempre negato la profondità di quei legami, e di averlo nominato ambasciatore a Washington nonostante gli avvertimenti dei servizi di sicurezza britannici. Una decisione, questa, che appare ora in tutta la sua fragilità, minando la credibilità di un governo già alle prese con una popolarità ai minimi storici e con l’ascesa di formazioni politiche antagoniste.
Le ripercussioni politiche di una crisi senza precedenti
La bufera, che coinvolge uno degli uomini più influenti della recente storia politica britannica, rappresenta forse la sfida più difficile per Starmer dall’insediamento a Downing Street. L’opposizione conservatrice ha immediatamente colto l’occasione per attaccare la sua leadership, ma voci critiche si levano anche dall’interno del Partito Laburista, dove molti chiedono conto di una scelta rivelatasi quanto mai discutibile. La promessa di pubblicare ulteriori documenti per fare piena luce sulla vicenda è un tentativo di arginare il danno, ma il terreno su cui si muove il primo ministro è diventato improvvisamente sdrucciolevole, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per l’equilibrio stesso dell’esecutivo.




