Romania, respinta la candidatura di Georgescu alle presidenziali. Scontri a Bucarest

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Romania è tornata al centro della cronaca politica dopo la decisione della commissione elettorale di respingere la candidatura di Calin Georgescu, esponente di spicco dell’estrema destra filorussa, alle elezioni presidenziali del 4 maggio. Georgescu, che aveva vinto il primo turno delle consultazioni del 24 novembre scorso, si è visto annullare la vittoria dalla Corte costituzionale due giorni prima del ballottaggio previsto per l’8 dicembre. Le irregolarità riscontrate nel finanziamento della sua campagna elettorale, con sospetti di ingerenze russe a suo favore, hanno portato all’invalidazione del voto e, ora, alla sua esclusione definitiva dalla corsa.

La decisione, che ha scatenato proteste e scontri di piazza a Bucarest, arriva in un contesto già teso. Georgescu, infatti, è attualmente sotto inchiesta penale per sei capi d’imputazione, tra cui presunti legami con Mosca e violazioni delle norme elettorali. I suoi sostenitori, che lo considerano un bersaglio politico, hanno reagito con veemenza alla notizia, dando vita a scontri con le forze dell’ordine. Alcuni media locali hanno riportato scene di tensione, con gruppi di manifestanti che hanno cercato di sfidare il cordone di polizia davanti alla sede della commissione elettorale.

La vicenda ha oltrepassato i confini nazionali, attirando l’attenzione di leader politici europei. Matteo Salvini, segretario della Lega, ha definito l’esclusione di Georgescu un “euro-golpe in stile sovietico”, accusando le istituzioni europee di aver privato i cittadini rumeni del loro diritto di voto. “Prima annullano le elezioni che stava vincendo, poi lo arrestano, infine lo escludono dalla competizione. Qui non si tratta di riarmare l’Europa, ma di rifondarla per difendere la democrazia”, ha dichiarato Salvini, esprimendo solidarietà ai sostenitori di Georgescu, sia in Romania che in Italia.

La situazione rimane incandescente, con il rischio che le tensioni possano acuirsi ulteriormente nei prossimi giorni. La decisione della commissione elettorale, che ha motivato l’esclusione di Georgescu con il mancato rispetto dei requisiti di trasparenza e legalità, è stata accolta con favore da chi temeva un’ingerenza straniera nel processo democratico rumeno. Tuttavia, per i suoi sostenitori, si tratta di un attacco politico mirato a eliminare un candidato scomodo, capace di catalizzare il malcontento popolare verso le élite al potere.

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