La pratica della presenza di Dio, il libro di un cuoco del Seicento che arriva nelle librerie
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La Libreria Editrice Vaticana ha dato alle stampe, a partire dal 19 dicembre, una nuova edizione di un classico della spiritualità cristiana, la cui fama, per quanto radicata in certi ambienti, non aveva mai oltrepassato i confini di un pubblico particolarmente attento. Si tratta de "La pratica della presenza di Dio", opera attribuita a fra Lorenzo della Risurrezione, un frate carmelitano scalzo francese del XVII secolo la cui vita terrena, lontana da ogni clamore, si consumò prevalentemente tra le mura di un convento di Parigi, dove ricoprì per anni il ruolo di aiuto cuoco. La cura del volume, che si compone di 160 pagine ed è venduto al prezzo di 11 euro, è stata affidata a Maria Rosaria Del Genio, mentre la prefazione è stata scritta da papa Leone XIV, il quale ha voluto offrire un suo personale contributo testuale, pubblicato integralmente anche sulle pagine di Vatican News.
Le riflessioni di un umile frate tra i fornelli
Il contenuto del libro, il cui nucleo centrale è costituito da una serie di colloqui e lettere che raccolgono il pensiero del religioso, ruota attorno a un concetto semplice nella sua formulazione ma profondo nell'applicazione: l'importanza di coltivare una costante consapevolezza della vicinanza divina. "La pratica più santa, comune e necessaria nella vita spirituale", si legge infatti nel testo, "è la presenza di Dio", intesa come un "compiacersi e abituarsi alla sua divina compagnia", mantenendo con Lui un dialogo amoroso e umile in ogni momento, senza la costrizione di regole troppo rigide o di misure prefissate. È una dottrina che nasce non dalle aule di teologia, ma dalla concretezza di un'esistenza minuta, fatta di gesti quotidiani e di lavoro manuale, dove persino la preparazione di un'omelette ai fornelli può trasformarsi in un atto di preghiera e di unione. La figura di fra Lorenzo, al secolo Nicolas Herman, emerge così come quella di un maestro inaspettato, la cui sapienza scaturisce da una fede vissuta nell'ordinarietà più assoluta.
Il pontefice e il riferimento a un testo "segnante"
L'uscita del volume è stata anticipata, nei giorni scorsi, da alcune dichiarazioni del pontefice durante il viaggio di ritorno dal medio Oriente, occasioni in cui Leone XIV ha esplicitamente consigliato la lettura di quest'opera, contribuendo a riportare l'attenzione su un autore che, come egli stesso ha ammesso, era pressoché sconosciuto alla gran parte dei fedeli. Il papa ha rivelato, attraverso le sue parole, come gli scritti del frate carmelitano, insieme ad altri, abbiano segnato in maniera significativa il suo personale cammino spirituale, quello di Robert Francis Prevost, attestando così la perenne attualità di un messaggio che invita a trovare il sacro nella dimensione del quotidiano. Un endorsement, il suo, che non si limita a una semplice citazione ma che si traduce in un atto editoriale concreto, con una prefazione che guida il lettore alla scoperta di queste pagine.
Un invito per il tempo di Natale e oltre
La scelta della data di pubblicazione, a pochi giorni dal Natale, non sembra affatto casuale, proponendo implicitamente una lettura in sintonia con il clima di raccoglimento che caratterizza questo periodo dell'anno. Il volume si offre come un compagno per quanti, tra le mura domestiche o negli spazi silenziosi di un monastero, desiderino approfondire una dimensione interiore autentica, lontana da formalismi eccessivi. Il richiamo alle atmosfere dei chiostri, ai loro giardini invernali e ai campanili immersi nel silenzio, evoca un'idea di spiritualità concreta e radicata, proprio come quella testimoniata dal frate cuoco. La sua lezione, che attraversa i secoli, suggerisce che la ricerca di Dio non necessita di gesti eclatanti, ma può fiorire nella fedeltà ai piccoli doveri di ogni giorno, in una compagnia divina che si rivela costante e dialogante.




