Nuova Falla Nella Sicurezza Del Pentagono: Online Dati Sensibili Di Alti Funzionari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’amministrazione Trump cerca di tamponare le conseguenze del cosiddetto chatgate – la vicenda che ha portato alla luce conversazioni riservate condotte su Signal, un’app di messaggistica crittografata, nelle quali erano coinvolti anche giornalisti – un’altra falla nella cybersecurity ha esposto informazioni riservate di alcuni dei più influenti esponenti della sicurezza nazionale statunitense. A rivelarlo è il settimanale tedesco Der Spiegel, che ha individuato online numeri di telefono, indirizzi email e, in alcuni casi, persino password associate ad account personali di tre figure di spicco: il segretario alla Difesa, il consigliere per la Sicurezza nazionale e la direttrice dell’Intelligence.

I dati, accessibili attraverso ricerche effettuate con strumenti comuni, gettano ulteriore luce sulle vulnerabilità di un sistema che, nonostante gli ingenti investimenti in protezione informatica, continua a mostrare crepe preoccupanti. Sebbene non sia ancora chiaro per quanto tempo quelle informazioni siano rimaste disponibili, la scoperta arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di un’inchiesta del The Atlantic, che aveva già sollevato interrogativi sulle pratiche di comunicazione adottate dall’amministrazione, rivelando l’uso improprio di chat non sicure per discutere operazioni militari delicate.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva assicurato che erano state introdotte modifiche per evitare nuovi incidenti, ma l’ultima rivelazione dimostra che il problema va ben oltre le app di messaggistica. Quello che emerge, infatti, è un quadro in cui dati sensibili – compresi quelli di funzionari con accesso a informazioni classificate – possono finire in rete senza particolari sforzi, esponendo non solo loro stessi, ma anche intere strutture governative, a potenziali minacce.

Non è la prima volta che il Pentagono si trova a dover affrontare scandali legati alla cybersecurity, ma la ripetizione di episodi simili in un arco di tempo così breve solleva dubbi sull’efficacia delle misure adottate. Se da un lato le autorità hanno avviato verifiche per accertare l’origine della fuga, dall’altro resta il fatto che, in assenza di un sistema più rigoroso, anche le dichiarazioni di rassicurazione rischiano di suonare come mere risposte d’emergenza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.