Faneto, la ex fidanzata denuncia: «Mi ha picchiata e minacciata di morte»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La vicenda, che ha rapidamente varcato i confini della cronaca giudiziaria per approdare nel dibattito pubblico, ha avuto inizio con una denuncia formale, presentata lo scorso 15 maggio presso gli uffici della Polizia Locale di Cremona. In quell’occasione, una ventenne originaria di un comune nella provincia di Milano, accompagnata dai genitori, ha esposto dettagliatamente le aggressioni che avrebbe subito durante il periodo di convivenza con il fidanzato, il rapper noto come Faneto, accusandolo esplicitamente di lesioni e maltrattamenti. Quel che è accaduto dopo, tuttavia, ha conferito alla querela una risonanza inaudita, trasformando i social network in una piazza di dolore e denuncia.

La denuncia diventa social

Alessandra, questo il nome della giovane, ha infatti deciso di portare la sua testimonianza direttamente ai follower di Instagram, pubblicando, in una sequenza di post che hanno rapidamente superato il milione e quattrocentomila visualizzazioni, le prove delle violenze che afferma di avere patito. Immagini del volto tumefatto e segnato da lividi, che ritraggono le conseguenze delle percosse, si sono alternate a video, di un’angoscia palpabile, in cui si ode la sua voce piangere mentre è rinchiusa in un bagno e, da dietro la porta, la voce dell’uomo che la insulta pesantemente. Tra i messaggi audio che hanno scosso l’opinione pubblica, uno in particolare è emerso per la sua gravità: la minaccia di morte, «Morirai», pronunciata, a suo dire, dal rapper.

L’apertura delle indagini

A seguito del clamore suscitato dalla denuncia social e del conseguente deposito del esposto, la procura di Milano ha avviato un fascicolo d’indagine, ufficializzando l’inizio delle indagini per i reati di minacce, maltrattamenti e stalking. Gli accertamenti sul caso, che vedono come indagato Valentin Antonio Segura – vero nome di Faneto, ventunenne di origini italo-dominicane – sono stati affidati agli agenti di polizia. All’interno del procedimento penale è stato inoltre disposto l’applicazione del cosiddetto “codice rosso”, una misura che accelera le indagini sui reati che coinvolgono violenza domestica e di genere, sottolineando la delicatezza e l’urgenza con cui le autorità stanno trattando la faccenda.

La valanga di solidarietà

La scelta di rendere pubblica la propria sofferenza ha innescato, com’era prevedibile, un’immediata e vastissima ondata di sostegno nei confronti della giovane donna. Migliaia di commenti e messaggi privati hanno inondato il suo profilo, esprimendo vicinanza e incoraggiamento, in un fenomeno di mobilitazione digitale che ha mostrato il duplice volto dei social network: amplificatore di accuse ma anche potenziale rete di supporto. Questo aspetto, sebbene non incida direttamente sul percorso giudiziario, delinea il contesto sociale nel quale le indagini si stanno svolgendo, dove la narrazione privata diventa immediatamente materia di discussione collettiva.

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