Nasce il Patto per il Nord, il partito degli ex leghisti che sfida Salvini
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Redazione Interno
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Mentre la scena politica nazionale osserva con attenzione, un nuovo soggetto politico, che si propone di raccogliere l'eredità di un federalismo considerato ormai smarrito, fa il suo esordio ufficiale. A Treviglio, nella Bassa Bergamasca, si è infatti consumata la fondazione del Patto per il Nord, un movimento che, sin dal suo simbolo, delinea una chiara discontinuità con la Lega attuale. Al posto della tradizionale figura di Alberto da Giussano, il nuovo emblema raffigura un altro paladino della resistenza lombarda, Pinamonte da Vimercate, anch'egli impegnato, prima del 1200, a contrastare le mire egemoniche di Federico Barbarossa. Una scelta non casuale, che intende rimarcare una continuità ideale con le origini del movimento padano, percepito come aver deviato dalla sua missione fondativa.
Dal sindacato al partito: la crescita in dodici mesi
Il percorso che ha condotto alla nascita del partito è stato progressivo e metodico. Nato poco più di un anno or sono come una sorta di "sindacato del Nord", un'associazione culturale con l'obiettivo di tenere vivi certi principi, il progetto ha conosciuto una crescita costante, radicandosi in ben 56 province. Il congresso di Treviglio, quindi, non è stato un semplice incontro, bensì l'atto formale di una trasformazione annunciata: da oggi il Patto per il Nord è un movimento politico a tutti gli effetti, con una struttura federale e un ambizioso programma di espansione, che punta a fare della Valtellina una delle sue zone cardine. L'appuntamento di ieri ha segnato uno snodo fondamentale, sancendo il passaggio dalle parole ai fatti.
Una base eterogenea e il valore dei voti
A riunirsi sotto il nuovo simbolo non si tratta più di quel gruppo ristretto, a volte dipinto come un cenacolo di nostalgici; la platea che ha affollato il congresso fondativo, circa quattrocento persone, ha mostrato un profilo variegato e composito. C'erano, è vero, i militanti della prima ora, quelli che avevano marciato con Umberto Bossi quando il Carroccio scaldava i cuori delle vallate, ma accanto a loro si è vista anche una generazione più giovane, di quarantenni cresciuti politicamente con Matteo Salvini, i quali, però, si dichiarano oggi profondamente delusi dalla svolta sovranista. Molti, all'interno dello scenario politico, guardano con interesse a questa costola staccatasi dal ceppo originario, consci che, in un panorama elettorale sempre più frammentato, quei voti, quantificabili o meno che siano, potrebbero rivelarsi decisivi in future competizioni.
L'obiettivo: riaccendere la fiaccola del federalismo
Il messaggio lanciato dai fondatori del Patto per il Nord è netto e si riassume in uno slogan che suona come un'accusa: "Siamo la Lega che non ha tradito". La missione dichiarata è quella di rimpossessarsi di quella fiaccola del federalismo che, a loro dire, è stata appesa al chiodo in favore di altre battaglie. L'elezione di Paolo Grimoldi a segretario segna l'inizio di una sfida aperta, che si vuole giocare proprio sul terreno che fu della Lega, quello dell'autonomia e della rivendicazione delle specificità territoriali, ma con un approccio che rifiuta i "muri" e si propone, almeno nelle intenzioni, come un esempio di come il federalismo possa essere attuato senza rinchiudersi in logiche di pura contrapposizione.




