L’Inter vince ma il fantasma di un calcio incattivito offusca la corsa verso il Titolo
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Redazione Sport
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Tre punti pesantissimi in chiave scudetto, quelli conquistati dall’Inter nel derby d’Italia contro la Juventus, che proiettano i nerazzurri a +8 in classifica, ma il panorama intorno alla squadra di Cristian Chivu, al netto della prestazione e del successo, appare quantomai annebbiato da una fitta coltre di polemiche. L’episodio che ha scatenato il dibattito, destinato a tenere banco per l’intera settimana, porta la firma, suo malgrado, di Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu: il difensore francese della Juventus, già ammonito, viene espulso dall’arbitro La Penna per un presunto fallo su Bastoni, un contatto talmente lieve, o forse inesistente, da scatenare l’ira del mondo bianconero e non solo.
Fabio Capello, intervenuto sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, non ha usato giri di parole per descrivere la sua delusione, puntando il dito non solo contro la simulazione del giocatore nerazzurro, che a suo giudizio avrebbe meritato il cartellino rosso, ma anche contro l’atteggiamento della panchina dell’Inter. L’ex tecnico, ora opinionista, ha sottolineato come l’ingenuità di Kalulu, reo di essersi fatto attrarre dal tentativo di difendere il pallone, sia stata abilmente sfruttata da Bastoni, il quale ha accentuato una caduta che di fatto ha ingannato il direttore di gara, indirizzando in maniera decisiva le sorti dell’incontro -1.
La bufera social e il silenzio di Bastoni, tra minacce e solidarietà istituzionale
Se sul campo la gara ha regalato emozioni e tre punti fondamentali, fuori dal rettangolo verde la vicenda ha assunto i contorni di una vera e propria caccia all’uomo. Alessandro Bastoni, finito nel mirino della tifoseria avversaria e non solo, è stato costretto a blindare la propria vita digitale: il difensore ha disattivato i commenti sui suoi profili social, una misura drastica resasi necessaria dopo aver ricevuto una valanga di insulti e minacce, alcune delle quali hanno coinvolto anche la moglie, costretta a sua volta a rendere privato il proprio account -3. Un clima da fazione, quello che si respira sul web, dove la ragionevolezza lascia spesso spazio alla violenza verbale, e che ha spinto l’Inter a fare quadrato attorno al suo giocatore.
La posizione del club è chiara e viene ribadita con forza in tutte le sedi: non si è trattato di una simulazione, bensì di un contatto, per quanto lieve, che il difensore avrebbe semplicemente accentuato. Cristian Chivu, nel post-gara, ha difeso il suo ragazzo con fermezza, e la società si prepara a portare la propria versione dei fatti anche in Lega, dove l’amministratore delegato Giuseppe Marotta è atteso per un intervento volto a tutelare l’immagine del club e del suo tesserato, messa in discussione da una narrazione che rischia di diventare opprimente -8. Tutt’altro tenore, invece, le parole di Ignazio La Russa, presidente del Senato e tifoso dichiarato dell’Inter, il quale, intervenuto a Telelombardia, ha minimizzato l’accaduto con una battuta, ricordando i presunti torti arbitrali subiti in passato dalla sua squadra contro la Juventus, quasi a voler stabilire una sorta di bilanciamento storico dei favori -5.
L’ombra lunga delle parole di Saviano e le crepe nel sistema calcio
A gettare benzina sul fuoco, però, ci ha pensato Roberto Saviano, che dalla sua pagina Instagram ha lanciato un attacco frontale non tanto all’episodio specifico, quanto all’intero sistema calcistico italiano e al ruolo di Giuseppe Marotta. Lo scrittore ha riaperto un vaso di Pandora che il calcio vorrebbe tenere ben chiuso, richiamandosi a provvedimenti giudiziari che parlano di “situazione di sudditanza” della società Inter nei confronti della sua Curva Nord, un passaggio delicatissimo che riporta l’attenzione su infiltrazioni e rapporti opachi, ben oltre il singolo errore arbitrale -4. Saviano, con la consueta durezza, ha parlato di campionato falsato e di credibilità ormai compromessa, finché certi uomini occuperanno posizioni di potere, un’affermazione che pesa come un macigno e che fotografa un malessere profondo, radicato in dinamiche che vanno ben oltre il risultato di una partita.
La sensazione, leggendo le parole di Capello, la rabbia di Chiellini e le accuse di Saviano, è che il calcio italiano stia vivendo l’ennesima giornata di profonda ipocrisia. Da un lato si piange la morte della sportività, dall’altro si alza un muro di difesa rativa. L’Inter, nel mirino, si prepara a gestire la tempesta in attesa del prossimo impegno europeo, ma il cerino acceso lanciato da San Siro rischia di bruciare le mani a molti, rivelando quanto sia labile il confine tra la sana competizione e la guerra di posizione. Le statistiche parlano di una squadra solida e in fuga, ma la cronaca racconta di un ambiente avvelenato, dove la parola “giustizia” assume significati diversi a seconda del colore della propria fede -6.




