Spari all’Hilton durante la cena con i giornalisti, fermato un 31enne californiano. Trump e la first lady al sicuro, ferito un agente
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Redazione Esteri
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Sono bastati pochi secondi per trasformare la celebrazione della libertà di stampa in una scena da film horror. Ieri sera, all’hotel Hilton di Washington, mentre si svolgeva la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca – un evento che ha visto la partecipazione del presidente Donald Trump, della first lady Melania e del vicepresidente Jd Vance – un uomo armato ha fatto irruzione nella hall, aprendo il fuoco e costringendo i numerosi ospiti a gettarsi precipitosamente sotto i tavoli per mettersi al riparo. Gli agenti del Secret Service, intervenuti con fulminea prontezza, hanno accerchiato il capo dello Stato scortandolo fuori dalla sala; un agente, colpito durante la concitazione, è stato subito trasportato in ospedale ma, grazie al giubbotto antiproiettile che indossava, le sue condizioni non destano preoccupazione.
Un attentatore dalla doppia vita: l’identikit di Cole Tomas Allen
Il presunto aggressore, fermato e arrestato sul posto dalle forze di sicurezza, è stato identificato come Cole Tomas Allen, un cittadino americano di 31 anni originario di Torrance, in California. L’analisi dei primi riscontri investigativi lo dipinge come un individuo dal profilo inaspettato per un tentato attacco di tale portata: a quanto pare, Allen – che attualmente alloggiava proprio nello stesso hotel dove si teneva il gala – lavorava sia come insegnante part-time che come sviluppatore indipendente di videogiochi, avendo conseguito una laurea in ingegneria meccanica al prestigioso California Institute of Technology (CalTech). Le forze dell’ordine, al momento della perquisizione della sua abitazione in California, stanno cercando di ricostruire le sue ultime mosse; non gli è stata risparmiata neppure l’etichetta di “lupo solitario” da parte del presidente, che lo ha definito pubblicamente una “persona molto malata”.
Panico e caos controllato: la dinamica degli spari all’Hilton
Secondo le ricostruzioni fornite dalle prime fonti investigative, l’uomo ha superato di corsa un posto di blocco di sicurezza situato nelle vicinanze dell’ingresso principale, impugnando un’arma e facendo fuoco contro gli addetti alla sicurezza. A riprova della pericolosità della situazione, Wolf Blitzer della Cnn, presente all’evento, ha raccontato di essersi trovato a pochi metri dall’aggressore mentre questo esplodeva i colpi. È in questo clima di terrore che Erika Kirk, vedova di Charlie Kirk – il noto attivista ucciso durante un comizio lo scorso settembre – è stata vista lasciare la sala in lacrime, scortata al sicuro dopo l’ennesimo trauma legato alla violenza politica. Dopo la momentanea evacuazione del presidente e l’intervento dei nuclei tattici, la presidente dell’associazione dei corrispondenti, Weijia Jiang, ha comunicato la cancellazione dell’evento, rimandato a data da destinarsi.
Sviluppi giudiziari e il contesto di un attacco annunciato
Sul fronte giudiziario, l’attenzione si concentra ora sul movente che ha spinto un insegnante apparentemente senza precedenti penali a compiere un gesto tanto estremo. Sebbene i tabulati mostrino una piccola donazione da 25 dollari effettuata in passato a favore della campagna presidenziale di Kamala Harris, gli inquirenti non escludono alcuna pista, concentrandosi sulla psiche di un uomo descritto come un “ingegnere e sviluppatore” dalla doppia vita. La procuratrice di Washington, Jeanine Pirro, ha già annunciato l’incriminazione per reati legati all’uso di armi da fuoco e aggressione a un ufficiale federale. La coincidenza – per nulla banale – che l’agguato sia avvenuto nello stesso hotel dove nel 1981 John Hinckley Jr. tentò di uccidere Ronald Reagan aggiunge un alone di sinistro déjà-vu a una vicenda che pone ancora una volta l’accento sulle falle nei dispositivi di sicurezza durante gli eventi pubblici di massimo rilievo.
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