Saviano: «Ho sprecato la mia vita, ma rifarei tutto»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Roberto Saviano, ospite da Fabio Fazio, ha ripercorso con amarezza il prezzo pagato per la sua scelta di denunciare la camorra e di vivere sotto scorta da quasi vent’anni. «Aver dovuto costruire una reputazione è un orrore per uno scrittore», ha detto, sottolineando come quella stessa scelta l’abbia privato della libertà, costringendolo a un’esistenza blindata che ha coinvolto anche la sua famiglia. «Nessuno mi ha obbligato», ha aggiunto, «ma credevo che le parole potessero cambiare il mondo».
Le sue parole, però, non sono quelle di un autore che riflette sulla propria opera, ma quelle di un uomo che ha fatto della propria condizione un’identità irrinunciabile. Se è vero che i suoi libri hanno segnato un’epoca, è altrettanto innegabile che la sua figura pubblica sia ormai inseparabile dal racconto della sofferenza che ne deriva. «Mi sento schiacciato tra due forze», ha confessato, riferendosi alle continue crisi di panico che lo tormentano e all’insonnia che lo aggredisce all’alba. «Le cinque del mattino sono il momento peggiore», ha ammesso, senza nascondere di aver contemplato il suicidio.
Già nell’intervista al «Corriere della Sera», Saviano aveva parlato della «sensazione di aver sprecato la vita», un tema ripreso anche nello studio di Fazio, dove ha ribadito che diventare un simbolo comporta un prezzo altissimo. «Essere un bersaglio, un’icona», ha spiegato, «ti toglie la possibilità di essere libero». Eppure, nonostante il dolore, ha tenuto a precisare che rifarebbe tutto uguale, perché quella battaglia – per quanto l’abbia segnato – resta per lui irrinunciabile.




