Roberto Saviano: "Ho sbagliato tutto, la mia vita è sprecata"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ai funerali della zia Silvana, che per Roberto Saviano era come una seconda madre, lo scrittore ha avuto “la sensazione di aver sbagliato tutto”. Non solo perché la cerimonia era quasi deserta – “non erano nemmeno funerali: non c’era nessuno” – ma perché, come ha confessato nell’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, quel momento ha riassunto il peso di una vita trascorsa sotto scorta, lontano dalla normalità. “Vorrei un’altra vita, la mia famiglia ha solo pagato”, ha detto, ammettendo di aver più volte pensato: “Basta, la chiudo qui”.
Da quando, nel 2006, Gomorra lo ha trasformato in un bersaglio della camorra, Saviano vive protetto dalle forze dell’ordine, condannato a un’esistenza che definisce “assurda”, anche per colpa – sostiene – di Matteo Salvini, che lo avrebbe “messo in una situazione insostenibile”. Le sue parole, però, hanno scatenato reazioni contrastanti. Se da un lato c’è chi, come Salvo Sottile, osserva che “in tantissimi odiano Saviano, ma lo critica la gente normale, non i camorristi”, dall’altro c’è chi, come Mario Belpietro, direttore de La Verità, liquida le sue dichiarazioni come “una trovata di marketing”. “Intervista penosa”, ha scritto, insinuando che i riferimenti al suicidio e alla scorta siano strumentali.




