Roberto Saviano: «Ho sbagliato tutto, sprecato la vita»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Roberto Saviano, lo scrittore sotto scorta dall’uscita di Gomorra, il suo romanzo no-fiction che ha squarciato il velo sulla Camorra, torna a parlare di sé con un tono che tradisce stanchezza e rimpianto. «Vorrei un’altra vita», ha confessato durante i funerali della zia Silvana, figura centrale nella sua esistenza, quasi una seconda madre. «Non erano nemmeno funerali: non c’era nessuno», ha aggiunto, sottolineando il prezzo pagato da chi, come lui, ha scelto di sfidare il potere mafioso.

In un’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo e ripresa da Salvo Sottile, Saviano ha ammesso di aver riflettuto più volte sulla possibilità di abbandonare tutto. «Quante volte ho pensato: basta, la chiudo qui». Ma ciò che colpisce, oltre alla sua vulnerabilità, è la reazione del pubblico. Sottile, sbalordito, ha osservato come «in tantissimi odiano Saviano», ma le critiche arrivino «dalla gente normale, non dai camorristi». Un paradosso che sembra pesare sullo scrittore, costretto a vivere da anni in una condizione di isolamento forzato.

Ospite da Fabio Fazio a Che tempo che fa, Saviano ha ribadito il suo senso di fallimento. «Ho la sensazione di aver sprecato la mia vita», ha detto, pur ammettendo che rifarebbe le stesse scelte. «Essere costretto ad avere una reputazione è un orrore per uno scrittore», ha aggiunto, riferendosi alla gabbia dorata in cui si è trovato dopo il successo di Gomorra. «Ho vissuto rinchiuso per quasi vent’anni, anche la mia famiglia ha pagato. Ma nessuno mi ha obbligato: è stata una mia decisione, perché credevo che le parole potessero cambiare il mondo».

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