Sanremo 2026, la Rai non è più l’unica opzione per il Festival

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre l’eco dell’ultima edizione del Festival di Sanremo si è appena spento, la città dei fiori si prepara a un cambiamento che potrebbe segnare una svolta storica per la kermesse canora più celebre d’Italia. La Giunta comunale, dopo mesi di tensioni e battaglie legali, ha approvato una delibera che definisce i criteri per l’assegnazione dell’organizzazione e della trasmissione in chiaro del Festival per le edizioni 2026, 2027 e 2028, con la possibilità di una proroga biennale. Una decisione che arriva a seguito della sentenza del Tar Ligure, che a fine 2024 aveva dichiarato illegittima l’assegnazione diretta alla Rai da parte dell’amministrazione cittadina, aprendo così la strada a una procedura di gara.

Il 22 maggio prossimo, il Consiglio di Stato sarà chiamato a discutere il ricorso presentato dalla Rai contro la delibera del Tar, che impone di mettere a bando l’organizzazione dell’evento. Una partita ancora aperta, dunque, ma che potrebbe portare a un epocale cambio di scenario. La delibera approvata dalla Giunta di Sanremo, guidata dal sindaco Alberto Biancheri, stabilisce infatti che la gara sarà aperta a tutti i media nazionali, con un’offerta minima di 6,5 milioni di euro. Una cifra significativamente più alta rispetto ai 5 milioni richiesti in precedenza, e che riflette l’intenzione della città di valorizzare ulteriormente un evento che, per la Rai, rappresenta da anni una vera e propria “gallina dalle uova d’oro”.

La decisione di aprire il bando a tutte le emittenti interessate non è casuale. Già nel settembre 2022, durante un servizio del tg satirico Striscia la Notizia, Pinuccio aveva lanciato quella che all’epoca sembrava una provocazione: “Sanremo dovrebbe essere assegnato con un bando”. Una previsione che oggi si è trasformata in realtà, grazie anche alle inchieste del programma di Antonio Ricci, che hanno contribuito a portare alla luce le criticità legate all’assegnazione diretta alla Rai.

La nuova procedura di gara non si limita a cercare un partner per la trasmissione televisiva, ma punta a garantire un ritorno economico più consistente per la città di Sanremo. La Giunta, infatti, chiede non solo più soldi, ma anche un maggiore impegno nella promozione di eventi collaterali che possano valorizzare il territorio. Un obiettivo che rispecchia le indicazioni della sentenza del Tar Liguria, secondo cui l’assegnazione diretta alla Rai non rispondeva pienamente agli interessi della città.

Mentre si attende la decisione del Consiglio di Stato, la partita per il futuro del Festival si fa sempre più complessa. Se da un lato la Rai, che da decenni detiene i diritti dell’evento, potrebbe vedere minacciato il suo ruolo di protagonista, dall’altro si aprono nuove opportunità per altre emittenti nazionali, pronte a cogliere l’occasione per entrare in uno degli appuntamenti più seguiti della televisione italiana.

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