Autotrasporto, il tavolo con Salvini mentre il Sud resta bloccato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre a Milano è in corso l'incontro tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e le associazioni dell'autotrasporto, il Mezzogiorno continua a fare i conti con una mobilitazione che dura ormai da giorni. I blocchi non si sono sciolti e le conseguenze si fanno sentire tanto sulla circolazione quanto sulla distribuzione delle merci.

Nelle scorse ore il ministro ha annunciato l'intenzione di procedere «subito» con l'erogazione dei fondi già stanziati, per poi valutare risorse aggiuntive, ma la partita resta aperta e le sigle attendono di capire se le promesse si tradurranno in atti formali.

Presidi notturni e nodi strategici in tilt

In Campania la situazione più critica si registra al casello di Nola, sull'autostrada A30 Caserta-Salerno, dove gli autotrasportatori hanno trascorso un'altra notte in presidio. I blocchi hanno paralizzato l'Asse Mediano nel tratto compreso tra Giugliano e Casacelle, con ripercussioni pesanti anche sulle uscite limitrofe, mentre code e rallentamenti si segnalano in prossimità del casello di Avellino Est e della barriera di Mercato San Severino.

La protesta coinvolge anche lo svincolo Nola-Villa Literno e l'ingresso del porto commerciale di Napoli, dove il varco Bausan è stato bloccato impedendo il passaggio dei camion diretti agli imbarchi. Il fronte della mobilitazione si estende dalla Sicilia alla Puglia, dalla Basilicata alla Calabria, con presidi che da venerdì 16 ottobre interessano diversi snodi regionali.

Scaffali vuoti e corsa alle scorte

Gli effetti dei blocchi si vedono ormai sugli scaffali dei supermercati. In Campania, in particolare nel Casertano e nel Salernitano, diversi punti vendita lavorano «fino a esaurimento scorte»: se i prodotti a lunga conservazione reggono, a creare vuoti vistosi sono soprattutto frutta e verdura, con i reparti ortofrutta presi d'assalto e lunghe file alle casse. Nell'area industriale di Carinaro, nel Casertano, sono ferme da giorni le operazioni di carico e scarico delle derrate alimentari dai magazzini della grande distribuzione.

La corsa all'accaparramento ha riguardato anche i carburanti: in molti hanno fatto il pieno nel timore che il mancato arrivo dei camion potesse riguardare anche le stazioni di servizio, e i distributori hanno esaurito nuovamente gasolio e benzina. Tonnellate di prodotti freschi restano bloccate, con il rischio concreto di merce lasciata a marcire.

La posizione del Comitato siciliano

A distinguersi nel panorama delle sigle è il Comitato autotrasporto siciliano, che ha tenuto a precisare la natura della propria azione. «Non sosteniamo alcun blocco stradale o presidio», si legge in una nota del Cts, che ribadisce come la protesta si limiti «esclusivamente alla mancata movimentazione dei semirimorchi dalle navi». Il Comitato ha preso le distanze da qualsiasi forma di violenza o illegalità e ha annunciato che il fermo nei porti siciliani sarà revocato non appena il ministro firmerà formalmente gli impegni presi.

Le richieste sul tavolo riguardano lo sblocco del credito d'imposta per il caro-gasolio, l'implementazione degli incentivi per il trasporto marittimo e un contributo per l'attraversamento dello Stretto di Messina.

Le misure allo studio e i numeri del settore

Secondo quanto filtra dall'entourage del ministro, sul tavolo ci sono i 590 milioni di euro già stanziati per il rinnovo del parco veicolare, da rendere disponibili in tempi rapidi, oltre all'individuazione di risorse aggiuntive per il fondo autotrasporto e per il Marebonus 2026. Si valuta anche l'estensione del credito d'imposta al 2027, mentre il ministro ha dichiarato di essere fiducioso sulla possibilità di «sbloccare fondi fermi da troppo tempo».

A Lamezia Terme, intanto, autotrasportatori e agricoltori hanno passato un'altra notte all'aperto: la giornata di oggi dovrebbe segnare la fine dei presidi che interessano diversi snodi della regione, ma i manifestanti annunciano di voler proseguire fino a quando non arriveranno risposte concrete alle loro richieste. Il nodo del caro gasolio resta il cuore della vertenza, con costi di gestione che le imprese definiscono ormai insostenibili e margini ridotti al punto da rendere impossibile programmare l'attività.

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