Trump riapre le forniture militari all’Ucraina: "Deluso da Putin, ma Kiev deve difendersi"
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Redazione Esteri
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Roma – Dopo giorni di ambiguità e segnali contrastanti, che avevano alimentato timori a Kiev e in diverse capitali europee, Donald Trump ha annunciato il ripristino degli aiuti militari all’Ucraina. "Non sono contento di Putin – ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti – ma gli ucraini devono poter respingere l’aggressione". La decisione, confermata dal Pentagono, prevede l’invio di dieci batterie di missili Patriot, fondamentali per contrastare i raid aerei russi.
Mosca, com’era prevedibile, ha reagito con durezza. Il portavoce del Cremlino ha bollato la mossa come "un ostacolo alla pace", mentre Berlino ha ribadito che la Russia "dovrà risarcire i danni causati dalla guerra". Trump, che nei mesi scorsi aveva lasciato intendere possibili svolte nella politica estera americana, sembra ora riallinearsi alla linea dell’Occidente, seppur con toni meno netti rispetto all’amministrazione precedente.
La svolta arriva in un momento delicato, mentre i riflettori si accendono su altri fronti: dalla visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca al vertice tra Macron e Sunak a Londra, passando per le tensioni legate alle forniture di armi cinesi all’Iran. Intanto, in Turchia, Erdogan stringe ancora la morsa sull’opposizione, in un clima sempre più autoritario.
Sullo sfondo, un episodio che continua a sollevare interrogativi: la morte dell’ex ministro dei trasporti russo, ufficialmente classificata come suicidio ma avvolta da ombre. Le indagini procedono, mentre il Cremlino evita commenti approfonditi.




