Roma, prezzi al consumo in accelerazione: l'inflazione del 2025 vola all'1,5%

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L'inflazione, che pure rimane in un contesto complessivamente moderato, ha chiuso il 2025 con un'accelerazione marcata, confermando una tendenza che preoccupa le famiglie e le associazioni dei consumatori. Secondo le stime preliminari diffuse, infatti, la media annua dell'incremento dei prezzi al consumo si è attestata all'1,5%, un dato in netta ripresa rispetto al +1,0% registrato nel 2024. Una dinamica, questa, che si inserisce in un quadro economico dai tratti contrastanti, dato che al modesto aumento del potere d'acquisto e a una crescente propensione al risparmio osservati nel terzo trimestre ha corrisposto una spesa per i consumi persistentemente debole. Il dato di dicembre, poi, con un rialzo dello 0,2% su novembre e un +1,2% su base annua – in aumento rispetto all'1,1% del mese precedente – segna la fine della breve fase di rallentamento e riporta l'indice ai livelli di ottobre, indicando una pressione sui prezzi tutt'altro che esaurita.

La distribuzione degli aumenti: il peso del necessario

Ciò che maggiormente incide sulla percezione del carovita, al di là delle medie statistiche, è la composizione degli aumenti, i quali si concentrano in maniera sproporzionata su voci di spesa essenziali e ricorrenti. A trainare l'indice generale, stando alle rilevazioni, sono state soprattutto le bollette di gas ed energia elettrica, schizzate in alto del 16,2% su base annua, e gli acquisti alimentari, con il cosiddetto carrello della spesa che ha segnato un rincaro medio del 3,4% a dicembre, portando l'inflazione dei beni alimentari al 2,2%. Si tratta di voci, queste, su cui le strategie di risparmio sono difficili da applicare e che gravano immediatamente sui bilanci domestici, erodendo in modo sostanziale la capacità di spesa per altri beni e servizi.

Gli effetti immediati sulle famiglie

Le associazioni dei consumatori hanno rapidamente quantificato l'impatto di questa nuova ondata di rincari. Il Codacons, ad esempio, ha stimato un aggravio di spesa per una famiglia tipo pari a 496 euro nel corso dell'anno, una cifra che, seppur calcolata su medie, rappresenta un peso tangibile per una fetta consistente della popolazione. La Confesercenti, dal canto suo, ha sottolineato come la distribuzione degli aumenti, concentrandosi su alimentari e servizi legati alla mobilità oltre che sulle utenze, finisca per colpire in modo diretto e ripetuto il portafoglio dei cittadini, alimentando un senso di disagio che le statistiche macroeconomiche, pur nella loro oggettività, non riescono a catturare appieno.

Il quadro di fondo e le prospettive

La dinamica di fondo dell'inflazione, escludendo dunque gli elementi più volatili come gli energetici e gli alimentari freschi, si è mantenuta sostanzialmente stabile, a indicare che le pressioni non sono generalizzate ma circoscritte a settori ben precisi. Tuttavia, la fine del rallentamento osservato nei mesi autunnali e la ripresa della crescita a dicembre pongono interrogativi sulla tenuta di questa relativa stabilità nel prossimo futuro. Il contesto internazionale, con le sue tensioni geopolitiche e le scelte di politica economica di potenze come gli Stati Uniti, guidati nuovamente da Donald Trump, costituisce un elemento di ulteriore incertezza per gli scenari inflattivi, che restano per molti versi da monitorare con attenzione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.