Maturità 2026, la seconda prova di matematica divide studenti e docenti: «Troppo difficile»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono circa cinquant'anni che non mettevo mano a un compito di matematica del liceo scientifico, e devo ammettere che, quando il direttore del Mattino mi ha chiesto di cimentarmi con la prova di quest'anno, una certa emozione – seppur mista a un salutare scetticismo – ha fatto capolino tra i ricordi di un passato ormai lontano.

Quel che è certo, comunque, è che i maturandi del 2026, quelli che si sono seduti ieri dinanzi al temutissimo secondo scritto, hanno avuto a che fare con un esame che, a giudizio di molti osservatori e degli stessi addetti ai lavori, non era esattamente calibrato sulla preparazione media degli studenti.

La prova, come noto, riguarda solo gli allievi dei Licei scientifici, che rappresentano circa un quarto del totale dei candidati, ma per loro il giudizio è stato pressoché unanime: i due problemi proposti, uno sul lago di Bracciano e l'altro sullo studio di una funzione, hanno richiesto competenze e una capacità di astrazione che, forse, andavano ben al di là di quanto svolto durante l'anno scolastico.

Il ritorno alla “maturità” e il nuovo assetto della commissione

Quest’anno, per la prima volta dopo ventisette anni, l’esame ha ripreso la denominazione che gli era propria prima del 1999, quando il ministro Berlinguer introdusse il termine “esame di Stato”: un cambiamento che, al di là della sostanza, ha riportato in auge una parola carica di suggestione e, forse, di una certa solennità, per quanto il cuore della riforma non si sia limitato a una semplice questione onomastica.

La nuova maturità, infatti, ha ridotto il numero dei commissari da sette a cinque, compreso il presidente, con una composizione che prevede due membri esterni e due interni; una modifica che, nelle intenzioni, dovrebbe snellire le procedure e favorire una maggiore agilità organizzativa, ma che sulla difficoltà delle prove, evidentemente, non ha inciso più di tanto.

Se è vero che il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, aveva annunciato un esame più snello e aderente al percorso didattico effettivo, la realtà dei fatti – per lo meno per quanto concerne la seconda prova del liceo scientifico – sembra aver preso una strada diversa, e i commenti dei docenti che hanno avuto modo di visionare i testi sono stati, nella maggior parte dei casi, piuttosto critici.

Il lago di Bracciano al centro della prova: un caso ambientale e matematico

Il primo dei due problemi, quello dedicato al lago di Bracciano, ha rappresentato senza dubbio l'elemento più caratteristico e discusso dell'intera tornata, portando all'attenzione dei ragazzi non solo complesse questioni di analisi matematica, ma anche una tematica di stringente attualità ambientale, legata ai prelievi idrici del 2016 e del 2017 e all'utilizzo del bacino come riserva di emergenza per la capitale e per i comuni limitrofi.

La traccia, nel chiedere di modellizzare l'andamento del livello delle acque attraverso funzioni e derivate, ha costretto i candidati a confrontarsi con dati reali e con un contesto concreto, quello dell'approvvigionamento idrico di Roma, che da anni tiene banco nelle cronache locali e nazionali; ma proprio questa aderenza alla realtà, che in apparenza poteva sembrare un vantaggio per rendere più intuitiva la prova, si è rivelata un'insidia non da poco, perché le competenze richieste per risolvere i quesiti – come ha osservato più di un esperto – presupponevano una padronanza degli strumenti matematici che difficilmente poteva essere acquisita con il solo studio curriculare. Il problema, insomma, non era solo un esercizio astratto, ma un vero e proprio studio di caso che, se da un lato rendeva la prova più stimolante e vicina alle problematiche del territorio, dall'altro rischiava di penalizzare quegli studenti che, pur avendo una preparazione più che sufficiente, non avevano mai affrontato esercizi di tale complessità nel corso dell'anno.

Le reazioni dei docenti e il ricordo di un'esperienza lontana

A confortare, almeno in parte, i ragazzi che hanno affrontato la prova, c'è la consapevolezza che il livello di difficoltà era oggettivamente elevato, tanto che molti docenti – tra cui chi scrive, che cinquant'anni fa si trovò dall'altra parte della cattedra, o meglio, seduto tra i banchi a sudare sulla stessa materia – hanno espresso perplessità sulla scelta del ministero di proporre un compito così impegnativo.

Ricordo bene, quasi come fosse ieri, l'ossessiva insistenza di un compagno di classe, ottimo calciatore ma matematico decisamente scarso, che mentre io ero chino sul foglio mi bussava sulla schiena ripetendo «'e fatt, 'e fatt?», quasi a cercare un appiglio disperato in una materia che per lui era un autentico scoglio; e quella scena, a distanza di decenni, mi è tornata alla mente proprio nel momento in cui ho iniziato a leggere i testi di quest'anno, chiedendomi come avrei potuto affrontarli se fossi stato al posto dei maturandi di oggi.

Il problema della funzione, poi, con le sue richieste di studiare il segno, i limiti e gli asintoti, non era certo un'esercitazione banale, ma si configurava come un classico tema di analisi che, però, richiedeva una precisione e una sicurezza nei calcoli che solo un allenamento prolungato e mirato può garantire; una circostanza che, a giudizio di molti insegnanti, non trova riscontro nella preparazione media degli studenti, costretti spesso a fare i conti con programmi affollati e con tempi troppo stretti per approfondire adeguatamente i concetti più complessi.

Le prospettive e il dibattito sulla valutazione

La discussione, a questo punto, si sposta inevitabilmente sul terreno della valutazione e su come i commissari, che nella nuova maturità sono solo cinque, riusciranno a gestire le correzioni e a stabilire i punteggi in una situazione in cui, verosimilmente, la media dei risultati sarà più bassa rispetto agli anni scorsi.

Alcuni osservatori hanno fatto notare che, se la prova è stata effettivamente fuori portata per la maggior parte degli studenti, si potrebbe assistere a un fenomeno paradossale per cui i punteggi verranno “aggiustati” in sede di correzione per non far registrare un numero eccessivo di bocciature, una pratica che, per quanto discutibile, non sarebbe del tutto nuova nel panorama degli esami di Stato.

Resta il fatto che il problema del lago di Bracciano, proprio mentre il bacino attraversa una fase di recupero dopo le criticità degli anni passati, ha riportato l'attenzione su una risorsa ambientale fondamentale per il Lazio, e chissà che questa inaspettata ribalta matematica non serva anche a sensibilizzare le nuove generazioni su temi che vanno oltre il semplice calcolo e che riguardano la gestione sostenibile del territorio.

Per i ragazzi, però, il pensiero è rivolto più ai voti che all'ecologia, e l'incognita principale, ora, è capire quale sarà il criterio con cui i commissari valuteranno i loro elaborati; una decisione che, nelle prossime ore, sarà al centro del dibattito tra i docenti e che finirà per determinare, in larga parte, l'esito finale di questa difficile prova.

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