Dead Space 4 resta un miraggio: il producer della saga spiega il perché
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’entusiasmo generato dal remake del primo capitolo nel 2023, un’operazione che aveva riacceso i riflettori su una delle proprietà intellettuali più amate del genere horror fantascientifico, si è infranto contro la dura realtà dei conti economici. A spegnere ogni residua illusione su un possibile seguito è stato Chuck Beaver, ex autore e producer della serie ai tempi di Visceral Games, il quale nel corso di un’intervista al podcast FRVR ha analizzato senza mezzi termini lo stato di salute del franchise. La sua diagnosi, per quanto spietata, fotografa una situazione oggettiva: Dead Space, nonostante un seguito fedele e appassionato, non sarebbe più in grado di competere con le attuali logiche di mercato dettate dai colossi del settore.
L’analisi impietosa di Beaver e il «soffitto» del genere horror
Beaver, forte della sua esperienza diretta nello sviluppo della trilogia originale, ha spiegato che le possibilità di vedere un quarto capitolo sono al momento inesistenti, o quantomeno legate a parametri che il mercato attuale difficilmente garantirebbe. Il punto cruciale, ha sottolineato, è che «i numeri semplicemente non ci sono». Il riferimento è principalmente ai risultati commerciali del remake del 2023, un’operazione tecnicamente pregevole che, stando a queste dichiarazioni, non ha però raggiunto le aspettative interne di Electronic Arts. L’editore, noto per inseguire modelli di business redditizi nel lungo periodo, avrebbe quindi accantonato il marchio, lasciando che il team di EA Motive venisse dirottato su altri progetti, in primis il prossimo capitolo di Battlefield.
Il ragionamento di Beaver si spinge oltre, toccando un tema strutturale che affligge i giochi single player puri. Secondo la sua analisi, il genere horror ha un «soffitto» naturale nelle vendite, un limite che negli anni è diventato sempre più stringente a causa dell’inflazione dei costi di produzione. «Al tempo del vicepresidente Frank Gibeau, il target per andare avanti con Dead Space era di 5 milioni di copie – ha raccontato nel podcast – oggi, considerando i budget faraonici, si parla di cifre vicine ai 10 o 15 milioni di unità».
Giocattoli perfetti in un’era che insegue i «servizi»
La vera condanna per Isaac Clarke e i necromorfi, più che una presunta debolezza qualitativa del brand, risiede nel cambiamento del paradigma industriale. Beaver ha descritto le produzioni lineari e chiuse come fossero «fossili di un modello di business ormai superato». La metafora, pur forte, è rivelatrice: in un mercato dominato dalla ricerca ossessiva del «prossimo Fortnite» – ovvero di un ecosistema in grado di generare ricavi perpetui tramite abbonamenti, stagioni e microtransazioni – un’avventura solitaria, che si esaurisce dopo i titoli di coda, rappresenta un investimento ad alto rischio. Electronic Arts, ha ribadito il producer, cerca un «perennial moneymaker», e Dead Space non rientrerebbe in questo schema.
È interessante notare come Beaver abbia citato Resident Evil come termine di paragone, riconoscendone il successo. «I vari Resident Evil vendono intorno ai 7 milioni di copie, ed è un buon numero» ha ammesso. Tuttavia, ha aggiunto, per un’azienda delle dimensioni di EA quella cifra non rappresenta più un traguardo sufficiente a giustificare un investimento, se confrontata con le rendite passive generate dai colossi live service. Lo stesso producer si è detto dispiaciuto ma realista: «È deludente non poter portare un franchise amato alla sua conclusione logica, ma comprendo i numeri e ciò che sta accadendo».
Un silenzio che diventa tomba e le voci di corridoio
A confermare questa impasse contribuisce anche il silenzio operativo degli studi coinvolti. EA Motive, che aveva curato egregiamente il remake, risulta attualmente assorbita a tempo pieno dallo sviluppo di Battlefield 6, mentre le altre proprietà intellettuali della casa restano in attesa. Non si tratterebbe, a quanto pare, di una sospensione temporanea, ma di un vero e proprio congelamento. Secondo alcune indiscrezioni riferite dallo stesso Beaver, nemmeno l’ipotesi di un remake del secondo capitolo – che sembrava scontata dopo la buona riuscita del primo – ha mai ricevuto il via libera definitivo dai piani alti.
L’eredità di Dead Space rimane quindi sospesa, intrappolata tra la nostalgia di una base di giocatori affezionati e le leggi spietate di una finanza che non perdona gli scostamenti di budget. La saga che nel 2007 aveva rivoluzionato il panorama degli horror spaziali, regalando momenti di tensione indimenticabile a bordo della USG Ishimura, sembra destinata a restare una trilogia incompiuta, vittima della sua stessa natura: un’esperienza di altissima qualità confezionata in un involucro che il mercato contemporaneo fatica a digerire.
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