«Euphoria 3»: il deserto, gli ovuli e OnlyFans, il ritorno (disperato) dei ragazzi di Sam Levinson

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È un’attesa che dura quattro anni, quasi un’eterna sospensione per chi aveva imparato a riconoscersi nelle luci al neon e nei corridoi di un liceo che sembrava un set teatrale più che una scuola. E invece, manca davvero poco al debutto della terza stagione di «Euphoria», che in Italia arriverà in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti a partire dal 13 aprile, su Sky e in streaming su NOW. La produzione HBO, insieme al canale ufficiale dello show, ha pubblicato un’anteprima – i primi cinque minuti – che getta subito nello sconcerto: niente feste, niente glitter sulle palpebre, bensì il deserto messicano, una polvere che non è più solo quella delle discariche sociali ma diventa geografia del fallimento. Protagonista, come sempre, Zendaya nei panni di Rue Bennett, la quale si ritrova in un contesto talmente lontano dal suo passato di ragazza-martire della dipendenza che quasi si fa fatica a riconoscerla.

Una “metaserie” che si specchia e si smonta

Al cinema Colosseo di Milano, dopo un’attesa definita da molti «infinita», è stato proiettato il primo episodio di quello che ormai molti definiscono un epilogo più che una semplice continuazione. E già dal titolo che circola tra i critici – «metaserie» – si intuisce la svolta: Sam Levinson, il creatore, sembra aver deciso di riflettere sull’industria dell’intrattenimento, sui suoi demoni, su quella macchina che divora i corpi e li restituisce in forma di merce. Non c’è più la realtà cruda del primo ciclo di episodi, quella che ti prendeva per il bavero e ti sbatteva in faccia la vita di adolescenti disperati. Qui, qualcosa non torna. O meglio: torna, ma deformata. Le scene scioccanti ci sono ancora – impossibile negarlo – ma sembrano innestate in un ingranaggio che ha perso il contatto con la verosimiglianza. La droga, elemento portante della narrazione, diventa un meccanismo quasi burocratico. E OnlyFans irrompe come una soluzione tanto triste quanto logica.

Rue, corriere involontario, e il debito che non si estingue

Sono passati quattro anni dagli eventi raccontati dalla seconda stagione, e nessuno, a quanto pare, se la passa bene. Rue, in particolare, si ritrova intrappolata in una spirale che è insieme economica e fisica: un debito non estinto – di cui non si specifica l’origine, quasi fosse una condanna metafisica – la costringe a diventare corriere della droga tra Messico e Stati Uniti. Il metodo è brutale nella sua semplicità: ingurgita ovuli di sostanze stupefacenti a ogni tratta, con il rischio costante di morire sul colpo se anche solo uno di essi dovesse rompersi. È una roulette russa che Levinson filma con una lente quasi documentaristica, senza compiacimento ma anche senza quella carica emotiva che aveva reso iconica la Rue della prima stagione. Intorno a lei, però, il mondo continua a girare, e lo fa in modo altrettanto disperato.

Cassie, OnlyFans e il matrimonio con Nate: un patto col proprio cadavere

Cassie, interpretata da Sydney Sweeney, ha preso una strada che molti spettatori definiranno «inevitabile» dopo quanto visto in passato. Apre un profilo OnlyFans – e qui la serie tocca un tema scottante, quello della monetizzazione del in un’economia dell’attenzione ormai satura – con un obiettivo preciso: guadagnare abbastanza da potersi permettere il matrimonio con Nate (Jacob Elordi). Non è amore, o almeno non solo: è un piano di sopravvivenza, una transazione affettiva mascherata da favola borghese. Nate, dal canto suo, appare ancora più algido e controllato, quasi fosse diventato la versione corporate di se stesso. E mentre gli altri personaggi – Maddy, Jules, e il resto del gruppo – riemergono a frammenti, si ha la sensazione che Levinson voglia raccontare non tanto le loro vite quanto il loro essere diventati «personaggi» per un pubblico che li ha consumati. La terza stagione di «Euphoria», insomma, potrebbe non piacere a chi cerca risposte. Ma forse, a chi cerca specchi, dirà qualcosa di più.

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