Diesel a 5,85 dollari al gallone, nuovo record negli Usa: il costo sale del 58% in un anno
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Redazione Economia
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Il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti ha toccato un nuovo massimo storico, attestandosi a 5,85 dollari al gallone (l'equivalente di circa 3,78 litri) secondo i dati diffusi dall'American Automobile Association (AAA). Questo valore rappresenta un incremento di oltre il 58% rispetto ai 3,71 dollari dello stesso periodo dell'anno precedente e supera il picco registrato nel giugno 2022, in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, che aveva portato il carburante a un massimo di 5,81 dollari al gallone.
Le ragioni dell'impennata del carburante
L'impennata del prezzo del gasolio è strettamente collegata all'escalation del conflitto militare tra Stati Uniti e Iran, iniziato a fine febbraio, e al conseguente blocco delle petroliere nello Stretto di Hormuz. La crisi in Medio Oriente, che ha destabilizzato i flussi di idrocarburi, si è sovrapposta alla persistente riduzione dell'offerta globale di prodotti raffinati, causata anche dai continui attacchi alle raffinerie russe nel contesto della guerra in Ucraina.
L'impatto sull'economia e sull'agricoltura
A differenza della benzina, il cui aumento del 30% è già un peso per le famiglie, il diesel è il carburante che muove l'economia reale: negli Stati Uniti circa tre quarti del consumo nazionale è destinato al trasporto merci su strada, ed è fondamentale per il settore agricolo, alimentando trattori e mietitrebbie, soprattutto in piena stagione del raccolto.
La testimonianza di Randy Madden, un agricoltore dello Iowa, è emblematica: ha dichiarato di aver rimandato l'acquisto del carburante, ma con l'avvicinarsi della raccolta sarà costretto a spendere almeno 40mila dollari, il doppio rispetto all'anno scorso. Il Dipartimento dell'Agricoltura ha previsto una riduzione del 2,5% dei redditi agricoli reali per il 2026 a causa dell'aumento dei costi.
Il contesto politico delle elezioni di Midterm
Il nuovo record arriva a poche settimane dalle cruciali elezioni di metà mandato di novembre, in cui il Partito Repubblicano del presidente Donald Trump cerca di mantenere il controllo del Congresso. L'amministrazione, che aveva avviato il mandato con la promessa di ridurre i prezzi dell'energia, si trova ora a fare i conti con un'inflazione persistente, con l'indice CPI fermo al 3,4% su base annua a luglio.
Il presidente ha minimizzato la questione in un'intervista a Fox News, sostenendo che i prezzi del greggio e della benzina scenderanno "come un razzo" non appena la guerra con l'Iran sarà vinta, ma le sue recenti mosse – come l'incontro con i vertici delle compagnie petrolifere e l'annuncio di un'operazione straordinaria sul petrolio del Venezuela – tradiscono una preoccupazione che gli esperti ritengono giustificata, vista l'improbabilità di un immediato effetto sui prezzi al consumo prima del voto.
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