Bnei Brak, caccia alle soldatesse: folla di ultraortodossi le insegue, 23 arresti per gli scontri sulla leva

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Domenica pomeriggio, nella città di Bnei Brak, roccaforte degli ebrei haredi a pochi chilometri da Tel Aviv, la tensione latente intorno alla questione della coscrizione militare è degenerata in violenza di piazza. Due giovani soldatesse delle Forze di difesa israeliane, entrate nel quartiere per motivi che le autorità stanno ancora ricostruendo nei dettagli, sono state circondate e inseguite da una folla di religiosi inferociti, scatenando una reazione a catena che ha portato allo scontro aperto con le forze dell'ordine e al fermo di oltre venti persone. L'episodio, il cui casus belli sarebbe riconducibile alla diffusione di un messaggio sui social network secondo cui le militari si apprestavano a consegnare ordini di arruolamento a una famiglia del luogo, ha costretto una pattuglia della polizia a intervenire per estrarre le due donne da quella che si stava trasformando in una trappola.

La resa dei conti tra esercito e ortodossi e il ruolo dei social

Le immagini che hanno cominciato a circolare poche ore dopo i fatti raccontano una dinamica ben precisa: le due soldatesse, in divisa, vengono fatte defluire verso un veicolo blindato mentre un cordone di agenti tenta di tener testa a un centinaio di manifestanti che le incalzano, urlando e gesticolando. Qualcuno, nella calca, ha cercato di ribaltare un'auto della polizia, mentre un altro gruppo ha dato alle fiamme una motocicletta di servizio; ne è nata una guerriglia urbana che ha richiesto l'impiego di granate stordenti per disperdere gli ultraortodossi e che, secondo il primo bilancio ufficiale, ha provocato il ferimento di tre agenti -3-4. Le soldatesse, che in un primo momento avevano trovato rifugio in un cassonetto dei rifiuti per sfuggire all'accerchiamento, sono state tratte in salvo e risultano fisicamente illese, ma l'episodio ha riacceso il dibattito sul rapporto, sempre più conflittuale, tra lo Stato e una parte della comunità haredi che rifiuta il servizio militare.

Il comandante del distretto di Tel Aviv, Haim Sargrof, ha sollevato un nodo critico relativo alla mancanza di comunicazione preventiva: le due militari, ha spiegato, non avevano informato la polizia della loro missione a Bnei Brak, limitando di fatto la capacità di reazione e costringendo gli agenti a operare in emergenza, senza poter predisporre un dispositivo di sicurezza adeguato -5. Una ricostruzione, questa, che getta luce sulle difficoltà operative in un territorio dove la presenza dell'esercito, specialmente in divisa, viene percepita da frange estremiste come una provocazione.

La reazione politica e l'emergenza sicurezza

La condanna delle istituzioni non si è fatta attendere. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, in un messaggio pubblicato sui suoi canali social, ha definito quanto accaduto come l'opera di "una minoranza estrema", escludendo che tale violenza possa rappresentare l'intera galassia ultraortodossa ma promettendo che non ci sarà alcuna tolleranza per atti di anarchia contro chi indossa l'uniforme -5. Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro della Difesa Israel Katz, secondo cui chiunque alzi le mani contro i soldati oltrepassa una linea rossa che non può essere ignorata, invitando i leader religiosi a prendere le distanze e le forze dell'ordine a identificare e processare i responsabili.

La macchina giudiziaria, intanto, si è messa in moto con una certa rapidità. Ventitré persone sono state fermate nella fase immediatamente successiva agli scontri, anche se la maggior parte di loro è stata rilasciata nelle ore seguenti; due individui sono finiti agli arresti domiciliari con l'accusa di aggressione a pubblico ufficiale e partecipazione a raduno illecito, mentre per quattro minorenni si prospetta la comparizione davanti al tribunale dei minori -4.

La questione della leva e il nodo delle esenzioni

Al di là degli aspetti di ordine pubblico, la cronaca di queste ore si inserisce in un solco tracciato da tempo. L'obbligo di leva in Israele riguarda tutti i cittadini ebrei e drusi al compimento del diciottesimo anno di età, con una durata che si aggira intorno ai tre anni per gli uomini e ai due per le donne -3. Gli ultraortodossi, però, ne sono stati storicamente esentati per permettere loro di dedicarsi allo studio della Torah nelle yeshivah, un privilegio che negli ultimi anni è diventato sempre più difficile da sostenere, sia per le pressioni dell'opinione pubblica laica sia per le sentenze dell'Alta Corte di Giustizia, che già un decennio fa ne aveva dichiarato l'incostituzionalità.

Con la guerra in corso a Gaza e il massiccio richiamo di riservisti, il malcontento per queste deroghe è lievitato, e il governo si è trovato costretto a discutere nuove normative per includere gradualmente gli haredi nelle liste di arruolamento. La rabbia esplosa a Bnei Brak, alimentata dalla paura che lo Stato venga a bussare alla porta delle famiglie per portare via i giovani dallo studio dei testi sacri, dimostra quanto la ferita sia ancora aperta e quanto sia labile il confine tra disobbedienza civile e rivolta.

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