Il Ramadan a Gaza tra tradizioni e tensioni
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Redazione Esteri
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Il Ramadan a Gaza è un periodo di profonda spiritualità, ma anche di tensioni e incertezze. La tradizione vuole che, al tramonto, quando si rompe il digiuno iniziato all'alba, la prima cosa che si mangia dopo un dattero sia la molokhia, uno stufato molto denso. Questa verdura, ricca di fibre e diffusa nel vicino Egitto, è considerata un portafortuna e un simbolo di ottimismo. Ma quest'anno, a Gaza, l'ottimismo è difficile da trovare.
Gerusalemme: un accesso limitato alla preghiera
Per raggiungere la Spianata delle Moschee a Gerusalemme, i fedeli palestinesi devono superare almeno tre sbarramenti della polizia israeliana. Armata di fucili e mitra, la polizia controlla i documenti d'identità e perquisisce borse e zaini. Solo ad alcune persone è permesso di arrivare alla Moschea di Al-Aqsa per pregare. Gli altri fedeli musulmani tornano indietro e pregano fuori dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme.
Gaza: una città disconnessa
A Gaza, l'atmosfera è sospesa e rarefatta. I bombardamenti sono una costante, anche se ci sono giorni più "tranquilli" in cui le esplosioni si sentono solo al mattino. Hamas, il movimento politico e militare che governa la Striscia di Gaza, sembra essere scomparsa. Non ci sono tracce di loro a Rafah, e neppure nel resto della Striscia. La città sembra disconnessa dal mondo, in un periodo in cui la connessione è più necessaria che mai.
Un Ramadan di fame
Quest'anno, il Ramadan a Gaza è anche un Ramadan di fame. I negoziati per una tregua sembrano essere finiti su un binario morto e non c'è nessuna tregua in vista. In questo contesto, la tradizionale festa del Ramadan assume un significato diverso, più amaro. Ma nonostante tutto, la popolazione di Gaza continua a sperare e a cercare di mantenere vive le sue tradizioni, in attesa di tempi migliori.




