Il sopralluogo di Decaro dopo il crollo dell’arco di Sant’Andrea: “Servono più fondi per proteggere le scogliere”
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Redazione Interno
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La notizia, attesa dopo le mareggiate dei giorni scorsi, è arrivata come un colpo per chi quel tratto di costa lo conosce e lo frequenta: l’Arco degli Innamorati, la spettacolare formazione rocciosa che si stagliava davanti ai Faraglioni di Sant’Andrea, nel territorio di Melendugno, non c’è più. Il crollo, avvenuto nella giornata di San Valentino, ha trasformato in un cumulo di detriti ciò che per generazioni era stato il simbolo di un paesaggio, un soggetto immancabile per le fotografie dei turisti e, come ha sottolineato chi abita quei luoghi, un pezzo di memoria collettiva che il mare, con la sua inesorabile azione erosiva, ha deciso di riprendersi. Questa mattina il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, si è recato sul posto insieme al sindaco Maurizio Cisternino per un sopralluogo che aveva l’obiettivo, innanzitutto, di constatare di persona l’entità del danno, ma anche e soprattutto per iniziare a ragionare su come mettere in sicurezza il resto di un litorale che appare sempre più vulnerabile.
L’accelerazione del cambiamento climatico e le opere non più sufficienti
Camminando lungo la scogliera, con lo sguardo rivolto verso ciò che resta dell’arco, Decaro ha parlato di una perdita che non è solo estetica o turistica, ma che tocca corde più profonde dell’identità di un territorio. La conformazione di quella roccia, scolpita nei secoli dal vento e dalle onde, rappresentava uno scorcio di bellezza unico, e la coincidenza con il giorno degli innamorati, ha ammesso il governatore, ha reso l’evento ancora più carico di un simbolismo difficile da ignorare. Tuttavia, al di là della suggestione delle date, la realtà con cui fare i conti è quella di una natura che cambia e che, a causa dei cambiamenti climatici, accelera processi che un tempo erano lentissimi. La coda del ciclone Oriana, che nei giorni precedenti ha lambito la Puglia con la sua forza, è stata solo l’ultima spinta, la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno, aggravando una situazione di fragilità diffusa lungo l’intera costa adriatica. In passato, come è stato ricordato, in quel tratto di litorale erano stati realizzati degli interventi, ma oggi, di fronte a eventi meteorologici sempre più estremi e frequenti, quelle opere si rivelano non più sufficienti a garantire la tenuta di un ecosistema costiero messo a dura prova.
Un fenomeno non isolato e il sostegno tecnico ai comuni
Il presidente della Regione, nel corso della sua visita che si è estesa anche a Torre dell’Orso, non ha nascosto la complessità del problema, sottolineando anzi come quello di Melendugno non rappresenti affatto un caso isolato. Lungo la costa pugliese, e in particolare in quel tratto di Salento, esistono altre situazioni analoghe, altre falesie che mostrano segni di cedimento e che richiedono un’attenzione costante. Per questo, ha spiegato Decaro, l’approccio non può essere frammentario, ma necessita di una strategia complessiva che veda la Regione affiancare gli enti locali non solo dal punto di vista finanziario, ma anche con un supporto tecnico concreto. Esistono, ed è bene ricordarlo, i fondi statali erogati attraverso la piattaforma ReNDiS del ministero dell’Ambiente, risorse pensate proprio per contrastare il dissesto idrogeologico e l’erosione, ma spesso i comuni più piccoli faticano a gestire le complesse fasi di progettazione e di esecuzione delle opere. La Regione, ha annunciato il governatore, metterà a disposizione i propri tecnici, quelli della struttura commissariale per il dissesto idrogeologico e dell’Asset, l’agenzia strategica per lo sviluppo sostenibile, per supportare i comuni che ne faranno richiesta, aiutandoli a trasformare i finanziamenti in cantieri.
Il nodo delle autorizzazioni e la proposta del tavolo unico
C’è poi un altro aspetto, forse meno visibile ma altrettanto determinante, che rallenta gli interventi di messa in sicurezza: la burocrazia. Decaro, forte della sua esperienza di sindaco, ha voluto puntare il dito contro la complessità di un iter autorizzativo che, di fatto, può bloccare per anni progetti già finanziati. Per realizzare un’opera di consolidamento costiero, infatti, servono i pareri della Soprintendenza, dell’Autorità di bacino, dell’Arpa, del ministero dell’Ambiente, un passaggio obbligato che spesso si trasforma in un labirinto. Da qui la proposta, lanciata durante il sopralluogo, di istituire un tavolo unico permanente, un luogo di coordinamento dove far sedere tutti gli enti coinvolti, con l’obiettivo di snellire le procedure e accelerare i tempi di risposta. La sfida, ha concluso il presidente, non è quella di fermare la natura, un’impresa impossibile, ma di rallentare i fenomeni erosivi, di mitigarne gli effetti, proteggendo ciò che resta di un patrimonio costiero che, in una regione quasi interamente circondata dal mare, rappresenta una risorsa inestimabile e, al contempo, un elemento di estrema fragilità.




