Il ciclone Oriana cancella l’Arco dell’Amore: a Melendugno crolla il simbolo dei faraglioni di Sant’Andrea
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Redazione Interno
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Non c’è più, sbriciolato in acqua dalla furia del mare e del vento, quel ponte di roccia che per generazioni ha incorniciato gli sguardi di chi, a Melendugno, cercava l’orizzonte. L’arco dei faraglioni di Sant’Andrea, quello che tutti, ormai da anni, avevano ribattezzato l’Arco dell’Amore, non esiste. È crollato nella notte tra venerdì e sabato, complice l’ultima, violenta ondata di maltempo che si è abbattuta sul Salento, quel ciclone che molti hanno già iniziato a chiamare Oriana e che non ha dato tregua alla costa adriatica. La scoperta, come spesso accade in questi casi, è arrivata all’alba: i primi passanti, i residenti della zona Pepe, alzando lo sguardo verso quel profilo così familiare, hanno trovato solo il vuoto. L’acqua, dopo giorni di piogge torrenziali e mareggiate incessanti, ha avuto la meglio, letteralmente frantumando la falesia che, con la sua forma ad arco, era diventata una delle cartoline più celebri non solo della Puglia, ma dell’intero Sud Italia. La struttura, una sorta di sperone staccatosi dal costone principale ma a esso collegato da quel sottile ponte naturale, ha ceduto definitivamente, e i detriti, i massi che un tempo disegnavano quel paesaggio tanto amato, ora giacciono dispersi sul fondale.
Il boato nella notte e la scomparsa di un'icona
Qualcuno, tra gli abitanti più vicini a Torre Sant’Andrea, racconta di aver sentito un boato, un rumore sordo che il vento e la pioggia battente di quella sera, la sera di San Valentino, avevano quasi coperto. Poi, il silenzio e la furia degli elementi, con fulmini e precipitazioni che nella zona tra Melendugno e Torre dell’Orso hanno assunto a tratti le sembianze di una vera e propria grandinata -4. E proprio la ricorrenza degli innamorati, ironia della sorte, ha fatto da cornice alla scomparsa di questo luogo che di promesse e di innamorati ne aveva accolti a migliaia. L’arco, va detto, non era solo uno sfondo per fotografie turistiche: era un monumento naturale, una scultura modellata nei secoli dall’erosione, che la Wind scelse anni fa per uno dei suoi spot più iconici, fissando per sempre quelle immagini nella memoria collettiva degli italiani -2-10. La sua perdita, quindi, non è solo paesaggistica, ma anche profondamente identitaria per un territorio che su quelle bellezze ha costruito la sua immagine e buona parte della sua economia turistica.
La fragilità del territorio e il dolore istituzionale
Il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, ha usato parole pesanti come macigni per commentare quanto accaduto, parlando di un colpo al cuore durissimo per l’intera comunità -2-8. Sottolinea, nei suoi interventi, come sparisca uno dei tratti più famosi della costa italiana, frantumato e restituito al mare da quella stessa natura che quelle forme le aveva così pazientemente create -1. La sua voce, in queste ore, non è l’unica a levarsi per descrivere lo sgomento. Francesco Stella, assessore al Turismo del comune, ha parlato di un risveglio triste per l’intero Salento, incapace di nascondere l’amarezza per un danno che, al di là dell’aspetto emotivo, avrà ripercussioni concrete sull’afflusso di visitatori e sulla capacità di attrazione della zona -3-7. È il tributo più alto, forse, pagato dal litorale salentino all’erosione costiera, un fenomeno noto e monitorato da anni, ma che eventi meteorologici sempre più estremi e concentrati stanno inesorabilmente accelerando. La falesia, già fragile per sua natura e per le infiltrazioni d’acqua piovana, non ha retto all’urto combinato delle onde e del vento, e il crollo di questa notte, per quanto prevedibile nella sua inevitabilità geologica, giunge con una violenza e una tempistica che lasciano attoniti.
L'eredità di una cartolina perduta
Ora, a guardare quel tratto di mare, chi conosceva quei luoghi dovrà fare i conti con un’assenza. L’arco, che molti consideravano erroneamente un’imponente scultura rocciosa a sé, era in realtà l’ultimo residuo di un antico sistema di grotte e crolli, il punto più delicato e spettacolare di quel tratto di costa. La sua scomparsa riaccende inevitabilmente i riflettori sullo stato di salute dell’intero litorale, esposto come non mai alla forza distruttrice delle mareggiate. Il riferimento, per quanto doloroso, è d’obbligo: la costa salentina perde un pezzo della sua anima, e il vuoto lasciato dall’Arco di Sant’Andrea, in questo 15 febbraio, è destinato a restare impresso nella memoria di chiunque abbia avuto la fortuna di ammirarlo almeno una volta, con quello sfondo di acqua cristallina che sembrava dipinto e che invece era semplicemente, meravigliosamente reale.




