L’arco dell’amore a Melendugno cancellato dal maltempo, balneari in allarme per l’erosione delle spiagge joniche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La furia del ciclone di San Valentino, che ha tenuto in scacco gran parte del Centro-Sud con allerte arancioni e gialle, ha inflitto una ferita profonda al paesaggio salentino, cancellando in poche ore uno dei suoi simboli più suggestivi. L’arco dei faraglioni di Sant’Andrea, meglio noto come arco dell’amore, che sorgeva lungo la costa di Melendugno, non ha retto all’assalto delle mareggiate e alle piogge violente che si sono abbattute sulla regione, sbriciolandosi completamente in mare durante la notte dedicata agli innamorati -1-2. La scoperta del crollo, avvenuta all’alba di domenica 15 febbraio, ha lasciato sgomenti residenti e turisti: di quell’imponente struttura rocciosa, modellata nei secoli dal vento e dal mare e divenuta meta obbligata per fotografi e viaggiatori, non è rimasto che un cumulo di detriti sommerso dalle onde -3-6.

Se la scomparsa dell’arco rappresenta, nelle parole del sindaco Maurizio Cisternino, un colpo al cuore per l’intera comunità e la perdita di un pezzo di storia che aveva fatto da cornice a dichiarazioni e promesse, il fenomeno che lo ha causato non si è limitato a cancellare quella cartolina -7-10. L’erosione costiera, accelerata dall’eccezionale intensità degli agenti atmosferici di queste ore, ha infatti martoriato anche il versante opposto della penisola. Sul litorale jonico, da Rivabella di Gallipoli fino a Santa Maria di Leuca, passando per Torre San Giovanni e Torre Pali, i balneari hanno dovuto fare i conti con danni ingenti alle strutture e con un arretramento preoccupante della linea di riva, che rischia di compromettere la prossima stagione turistica -7.

A lanciare l’allarme, puntando il dito contro la lentezza burocratica, è il presidente di Confimprese Demaniali Italia, Mauro Della Valle, il quale denuncia come l’impossibilità di intervenire tempestivamente per il ripristino dei litorali, a causa dei vincoli imposti dalla Regione, stia lasciando le spiagge in balìa dei prossimi flussi di visitatori. Le operazioni di messa in sicurezza e di ricostruzione degli arenili, già provati dalle mareggiate dei giorni scorsi, rischiano di subire ritardi insormontabili, proprio mentre il territorio è chiamato a fare i conti con una furia naturale che non ha risparmiato neppure le infrastrutture portuali e le falesie, alcune delle quali hanno ceduto in più punti -7.

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