11 settembre, il giorno delle commemorazioni: da Ground Zero a Venezia, le storie dietro le cerimonie
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Redazione Salute
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Sono passati venticinque anni da quella mattina di settembre che ha cambiato per sempre il volto dell'America e il modo in cui il mondo occidentale guarda alla sicurezza. Oggi, 11 settembre 2026, gli Stati Uniti si fermano ancora una volta per ricordare le quasi tremila vittime degli attentati del 2001, in una giornata scandita da cerimonie solenni nei tre luoghi simbolo della strage: Ground Zero a New York, il Pentagono ad Arlington e il memoriale di Shanksville, in Pennsylvania, dove si schiantò il volo United 93.
Trump al Pentagono, Vance rappresenta la Casa Bianca a New York
Il presidente Donald Trump ha scelto di partecipare alla commemorazione al National 9/11 Pentagon Memorial, dedicato alle 184 persone uccise nell'attacco contro il quartier generale della Difesa, dove non esistono le restrizioni sui discorsi politici che da anni caratterizzano la cerimonia newyorkese. A rappresentare l'amministrazione a Ground Zero sarà il vicepresidente JD Vance, che leggerà i nomi delle vittime insieme ai familiari. A Manhattan sono attesi anche quattro ex presidenti in vita — Joe Biden, Barack Obama, George W.
Bush e Bill Clinton — oltre a Hillary Clinton e al sindaco di New York Zohran Mamdani. Il programma prevede sette momenti di silenzio, uno in più rispetto agli anni precedenti: oltre agli orari esatti degli impatti e dei crolli delle Torri Gemelle, un settimo momento sarà dedicato a quanti sono morti negli anni successivi per patologie legate all'esposizione alle sostanze tossiche di Ground Zero. In serata, il tradizionale "Tribute in Light" proietterà nel cielo di Manhattan due fasci luminosi.
Luna Darin, l'artigiana veneziana scomparsa alla vigilia del suo documentario
Mentre l'America ricorda i suoi morti, Venezia piange una giovane donna che non ce l'ha fatta a vedere il film che la celebrava. Luna Darin, 37 anni, perlera veneziana, è morta mercoledì 9 settembre, il giorno prima della proiezione di "Custodi. L'eredità culturale di Venezia" alla Mostra del Cinema. A fine agosto era stata punta da una zanzara che le ha trasmesso il virus West Nile; a causa di una malattia autoimmune di cui soffriva da anni, il quadro clinico si è rapidamente compromesso, nonostante i tentativi dei medici degli ospedali di Venezia e Padova.
Giovedì, allo Spazio Incontri dell'Hotel Excelsior, i genitori Liliana e Paolo hanno trovato la forza di presenziare alla proiezione. "Lei è la protagonista di tutto, è il suo film", ha detto la madre. Il documentario, diretto da Andrea Longhin e prodotto da Nubifilm, era nato da un progetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia per raccontare due artigianati tradizionali: le perle veneziane e il merletto di Burano e Pellestrina.
Il trasloco di Ludovica Pagani: da Roma a Genova sulle orme di El Shaarawy
L'11 settembre di quest'anno è anche il giorno in cui Ludovica Pagani ha fornito ai suoi follower un aggiornamento sul trasloco che la porterà da Roma a Genova, città in cui il marito Stephan El Shaarawy è tornato a giocare dopo sedici anni dall'addio al club ligure. Nelle sue storie Instagram, l'influencer ha raccontato che la casa capitolina "si sta svuotando poco per volta" e che assistere a questo spettacolo "è un colpo al cuore". La partenza dalla Capitale non è una scelta spontanea, ma una conseguenza della carriera del calciatore.
"Sono molto curiosa di scoprire la città e di costruire nuove relazioni e abitudini", ha spiegato, ammettendo che il trasferimento le permetterà di realizzare uno dei suoi sogni, abitare vicino al mare. L'abitazione romana, però, non sarà venduta: "Resterà casa nostra", ha precisato.
Mattarella, Papa Francesco e Bonino: le foto che raccontano un'Italia che cambia
Sul fronte della politica italiana, la data odierna offre lo spunto per ripercorrere alcune delle immagini più iconiche che hanno segnato la storia recente del Paese. Tra queste, la fotografia che ritrae Emma Bonino e Papa Francesco su una terrazza romana, entrambi in sedia a rotelle, scattata il 5 novembre 2024, quando il Pontefice si recò personalmente a trovare la leader radicale dopo un ricovero in terapia intensiva. Francesco portò in dono rose e cioccolatini e la salutò con un "cerea", l'espressione piemontese che accomuna le loro origini.
"Non condivido le sue idee ma conosce l'Africa meglio di tutti. Di fronte a questa donna dico, chapeau", aveva raccontato il Papa al direttore del Corriere della Sera. Bonino, da parte sua, aveva definito quella visita "graditissima" e ricordato le parole che Bergoglio le aveva rivolto: essere "un esempio di libertà e resistenza". I loro rapporti risalivano ad anni prima, accomunati dall'impegno su migranti, carceri e povertà, nonostante le distanze su aborto ed eutanasia.
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