11 settembre 2001, i cani eroi di Ground Zero che trovarono vite tra le macerie
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Redazione Esteri
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L’11 settembre 2001 i cani da ricerca e soccorso furono protagonisti delle operazioni tra le macerie del World Trade Center, aiutando i soccorritori a individuare persone coinvolte nel crollo delle Torri Gemelle. Tra gli animali arrivati a Ground Zero ci furono Trakr, Riley e Roselle, diventati simboli di coraggio e collaborazione durante una delle operazioni di emergenza più difficili vissute a New York.
I segnali di Trakr sotto i detriti del World Trade Center
Trakr, un pastore tedesco arrivato dal Canada insieme al suo conduttore James Symington, riuscì a indicare ai soccorritori la presenza di Genelle Guzman-McMillan sotto una massa di cemento e acciaio. La donna era rimasta intrappolata per circa ventisette ore, ferita e quasi completamente immobilizzata, prima di essere estratta viva. Il cane era tornato dalla pensione per partecipare alla ricerca dell’ultima sopravvissuta recuperata dalle macerie, trasformando il suo intervento in uno degli episodi più ricordati legati agli animali impiegati nei soccorsi.
Riley e la fotografia diventata simbolo delle ricerche
Tra gli animali impegnati nelle operazioni ci fu anche Riley, il cane che entrò nella memoria collettiva grazie a uno scatto realizzato tra i resti del World Trade Center. L’immagine lo mostra sospeso sopra un abisso di detriti mentre cercava persone ancora vive, una scena che ha rappresentato il lavoro dei cani da ricerca nelle ore successive al crollo. Riley non trovò superstiti, ma la sua attività contribuì a rafforzare l’attenzione sul ruolo degli animali addestrati nelle emergenze e sul rapporto con i soccorritori presenti sul posto.
Roselle e il percorso fuori dalla Torre Nord
Roselle, un Labrador guida, affrontò una situazione diversa accompagnando Michael Hingson, una persona non vedente, fuori dalla Torre Nord del World Trade Center. Dopo il boato e il fumo, il cane mantenne il controllo durante la discesa attraverso le scale, permettendo a Hingson di raggiungere l’esterno insieme agli altri presenti in fuga. La sua storia è rimasta legata al rapporto tra animale e persona affidata alla sua guida, mostrando un altro aspetto del contributo offerto dai cani in quelle ore.
Il lavoro degli animali si inserì nelle attività incessanti dei soccorritori impegnati a cercare segnali tra i materiali accumulati sul luogo del crollo. Nei giorni successivi all’attacco, i cani lavoravano accanto agli operatori che scavavano, spostavano detriti e controllavano ogni possibile indizio nascosto sotto la superficie. Le operazioni raccontate da Luigi Offeddu sul Corriere della Sera descrivevano squadre impegnate senza sosta, con animali capaci di muoversi tra ostacoli, scale e cumuli instabili per supportare la ricerca.
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