La festa del cinema di Roma compie vent'anni e il film civile torna prepotente

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   I primi giorni della Festa del Cinema di Roma, giunta alla sua ventesima edizione, hanno portato con sé, come di consueto, quello stato di ansia acuta che nasce dall'idea di dover attraversare il traffico cittadino per inseguire proiezioni, inviti e performance tra location disseminate in un ampio territorio. La capitale, che si conferma una metropoli vibrante e culturalmente poliedrica, ha infatti ampliato la sua offerta inventandosi per questa ricorrenza il "Fuori Sala", una iniziativa curata da Alice nella città che include mostre, gallerie e declamazioni attoriali, innumerevoli cinema e teatri, passeggiate a Via Margutta e l'utilizzo di due Auditorium, quello Parco della Musica e quello della Conciliazione.

Un premio per un maestro della pellicola

In questo ricco panorama, la ventesima edizione della kermesse assegnerà il Premio Master of Film a Edgar Reitz, il cineasta tedesco che con il suo monumentale "Heimat" ha segnato in maniera indelebile la storia della settima arte. Il riconoscimento, come annunciato, sarà conferito prima della proiezione del suo nuovo capolavoro, "Leibniz – Chronicle of a Lost Painting", pellicola con la quale Reitz corona un sogno a lungo accarezzato, quello di confrontarsi artisticamente con uno dei maggiori filosofi tedeschi.

L'inaugurazione affidata a Milani e alla sua commedia

Ad aprire ufficialmente la Festa del Cinema di Roma 2025 è stato però "La vita va così" di Riccardo Milani, film che racconta una vicenda di resistenza sarda realmente accaduta e destinato a uscire nelle sale italiane a breve. Il regista, intervistato insieme ai protagonisti Aldo Baglio e Virginia Raffaele, ha svelato alcuni retroscena della sua poetica, rivelando come l'ispirazione per un suo lavoro precedente, "Un gatto in tangenziale", sia nata osservando certi silenzi di Gigi Riva, all'epoca fidanzato di sua figlia. Alla domanda su un paragone con Frank Capra, avanzato da alcuni giornali, Milani ha risposto con una risata, ricordando il commento serafico di sua moglie, la quale aveva osservato come il confronto potesse avere un senso, visto che il film parlava, appunto, di un pastore.

Il cinema che riflette sulla società

Quella presentata da Milani non è un'eccezione, ma sembra piuttosto rappresentare una tendenza significativa di questa edizione della Festa, dove il film civile, inteso come racconto che attinge da storie reali e le trasforma in riflessione sulla società contemporanea, torna con prepotenza al centro della scena. Si tratta di opere che, pur muovendosi spesso nel solco della commedia, non rinunciano a indagare le dinamiche sociali e i caratteri umani, dimostrando una vitalità narrativa che va ben oltre il semplice intrattenimento.

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