Il prezzo del gas frena, tra intese geopolitiche e il peso dell'anidride carbonica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato europeo del gas naturale mostra segnali contrastanti, muovendosi tra spinte al ribasso e fattori di sostegno che mantengono le quotazioni su livelli significativi. Dopo una chiusura in rialzo, che aveva portato il prezzi del metano a 27,27 euro al megawattora ad Amsterdam, le pressioni venditrici hanno preso il sopravvento, facendo scivolare il future sul TTF, il principale benchmark continentale, fino a 27,90 euro in apertura e poi, nel corso della seduta, fino a toccare i 27,847 euro. Un movimento che, se da un lato conferma la volatilità endemica di questo comparto, dall'altro riflette la complessa interazione di variabili che ne influenzano l'andamento, dalle condizioni meteorologiche – che incidono sulla domanda per il riscaldamento – fino alle più ampie tensioni geopolitiche, sempre pronte a iniettare incertezza nei listini.

Il ruolo delle mosse di Trump e il freno dei costi ambientali

La recente discesa delle quotazioni, che ha portato il valore del metano ai minimi dall'inizio dell'anno, coincide temporalmente con l’annuncio dell’intesa proposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tale iniziativa diplomatica, sebbene i dettagli operativi restino da chiarire, ha evidentemente agito sul sentiment degli operatori, i quali ne hanno colto i potenziali effetti stabilizzanti – quantomeno nel breve periodo – su alcuni scenari di crisi. Tuttavia, sarebbe riduttivo attribuire la dinamica dei prezzi al solo fattore politico, poiché un elemento strutturale continua a esercitare una pressione al rialzo: il costo dei permessi per emettere anidride carbonica. Il prezzo della CO2, infatti, è aumentato di oltre il 35% da aprile, rendendo più onerosa la generazione di energia da fonti fossili e, di riflesso, sostenendo la domanda di gas, considerato un combustibile di transizione. Questo meccanismo, in una sorta di paradosso del mercato, frena la discesa della bolletta nonostante la materia prima sia tecnicamente più accessibile.

Le prospettive tecniche e l'incertezza della seduta

L'analisi tecnica del future, condotta in tempo reale, fotografa una fase ribassista nella quale il contratto si muove in territorio negativo. Gli analisti segnalano come, per il resto della giornata di negoziazione, ci si possa attendere un'estensione del calo, con la prima area di supporto individuata attorno ai 27,569 euro e una successiva più in basso, a quota 27,291. Dall'altro lato, una risalita incontra una resistenza iniziale a 28,063 euro. Questi livelli, che gli esperti tracciano per orientarsi nell'evoluzione delle contrattazioni, delimitano il campo di movimento del prezzo in una seduta ancora tutta da scrivere, dove l'equilibrio tra acquisti e vendite rimane precario.

La bolletta energetica tra componenti contrastanti

Ne emerge un quadro in cui il prezzo del gas, pur beneficiando di un momentaneo alleggerimento legato a fattori esterni, non sembra destinato a un crollo. Il motivo è da ricercarsi proprio in quella componente "verde" del costo finale, il prezzo della CO2, che rappresenta ormai un driver altrettanto potente di quello della materia prima stessa. Se da una parte le notizie sulla scacchiera internazionale possono offrire respiro, dall'altra la transizione energetica – con i suoi meccanismi di mercato volti a penalizzare le emissioni – impone un costo che si riversa sui consumatori. Il risultato è una bolletta che stenta a decrescere in modo sensibile, divisa tra la dinamica del metano e quella, in ascesa, dell'anidride carbonica, in un intreccio che definisce la nuova normalità dei mercati energetici europei.

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