Delta atterra a Olbià, il primo diretto New York-Sardegna è realtà: nell’isola cercano mare, longevità e formaggio coi vermi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La pista dell’aeroporto “Costa Smeralda” – quella che per decenni ha accolto solo voli stagionali da e per il resto d’Europa – ha visto ieri mattina un arrivo destinato a cambiare le abitudini dei viaggiatori d’oltreoceano. Un Boeing 767 della Delta Air Lines, partito dallo scalo newyorkese John Fitzgerald Kennedy, ha toccato terra alle 8:09 con quasi un’ora di anticipo, completando una traversata di 7 ore e 40 minuti. Nessun altro vettore, prima d’ora, aveva mai istituito un collegamento non stop tra la Sardegna e gli Stati Uniti: una novità assoluta, insomma, che ha portato nell’isola i primi duecento passeggeri. Ad accogliere l’aeromobile, il tradizionale “water salute” dei Vigili del Fuoco (un arco d’acqua che sforna gli ugelli dei mezzi antincendio) e una pattuglia di rappresentanti istituzionali affiancati dai vertici della Geasar, la società che gestisce lo scoglio gallurese.

Un volo che guarda al Nord America e ai suoi hub

Il nuovo diretto, operato quattro volte a settimana, non si limita a offrire un ponte tra la Gallura e Manhattan. La compagnia americana lo ha pensato – in collaborazione con i partner europei Air France, KLM e Virgin Atlantic – come una porta girevole verso l’intero continente: una volta atterrati a JFK, i passeggeri possono infatti ripartire da quell’hub verso decine di destinazioni in Nord America. Il primo approccio, però, è una storia che sa di vela e di coincidenze curiose. Nel 1983 – incredibile a dirsi, visto che in questi giorni si disputano le regate pre America’s Cup – furono proprio gli americani a stampare a caratteri cubitali il nome “Porto Cervo” sul muro del Newport Yacht Club, dopo aver scoperto lo Yacht Club Costa Smeralda e l’imbarcazione “Azzurra”. Quella fu la loro prima, vera incursione turistica nell’isola.

Dalla longevità sassarese al formaggio proibito: cosa cercano gli States

Oggi il richiamo è cambiato, o forse si è semplicemente ampliato. Non solo le coste granitiche e le acque cristalline, insomma, ma anche un certo immaginario legato a tradizioni estreme: il casu marzu – quel formaggio sardo che i puristi definiscono “a vermi vivi” – suscita un fascino ambiguo oltreoceano, così come il filindeu, la pasta tirata a mano che nemmeno le nonne locali insegnano più a tutti. E poi c’è la longevità, quella dei centenari dell’entroterra sassarese, oggetto di studi e reportage da parte di emittenti e testate statunitensi. Interessi disparati, insomma, che trovano ora un canale logistico diretto: non più scali a Roma, Milano o Parigi, ma un aggancio unico dall’aeroporto “Costa Smeralda” a JFK.

Accoglienza istituzionale e cronaca di un atterraggio anticipato

Sulla pista olbiese, ieri mattina, il clima era quello delle grandi occasioni. I Vigili del Fuoco hanno aperto i loro idranti in segno di saluto – una cerimonia che si riserva ai voli inaugurali o a quelli di particolare rilevanza – mentre i rappresentanti della Geasar e delle amministrazioni locali si stringevano in un sobrio ma significativo passaggio di consegne. Nessun dettaglio eclatante, nessuna retorica trionfalistica: un fatto concreto, un Boeing parcheggiato davanti a un terminal che d’ora in poi dovrà gestire un flusso nuovo. L’anticipo sull’orario previsto (quasi sessanta minuti) ha lasciato intendere una gestione del traffico aereo particolarmente fluida, senza intoppi né quelle attese che spesso accompagnano i primi voli di una rotta inedita. Per la Sardegna, che non ha mai avuto un diretto con gli Stati Uniti, si tratta di un’inversione di tendenza destinata a segnare la prossima stagione balneare.

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