Borse in rosso, bond sotto pressione: il petrolio e la Fed tengono in scacco i mercati
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Redazione Economia
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Non c'è tregua per i mercati finanziari, che iniziano la settimana all'insegna della prudenza e, in alcuni casi, del deciso rosso. Il Ftse Mib, dopo un avvio cauto, ha accelerato la discesa verso metà mattinata, spinto al ribasso da titoli come Mps e Prysmian, rispettivamente in calo dell'1,5% e dell'1,6%. Un andamento che riflette un clima di incertezza diffuso, alimentato da una combinazione esplosiva: il ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il monito, tutt'altro che accomodante, del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.
Se a ciò si aggiunge una montagna di nuove emissioni di titoli di Stato pronta a fare il suo ingresso sul mercato a settembre, il quadro che si delinea è quello di una partenza d'autunno tutta in salita per gli investitori.
Vendite sui bond e spread in calo: il paradosso italiano
Il vero campo di battaglia, in queste ore, è quello obbligazionario. Le vendite si sono abbattute sui bond globali, con il rendimento del BTP decennale che ha superato la soglia psicologica del 4,10%, un livello che non manca di richiamare l'attenzione degli operatori. Un movimento rialzista dei tassi che, paradossalmente, non ha impedito allo spread BTP-Bund di scendere fino a 84 punti base, un segnale questo che racconta una storia complessa e per certi versi controintuitiva.
Da un lato, la pressione al rialzo dei rendimenti è globale e investe tutti i mercati sviluppati, ma dall'altro lato l'Italia può contare su un dato macroeconomico – il Pil in crescita dell'1% su base annua – che, per ora, tiene a bada gli eccessi di timore sul debito del nostro Paese. Per comprendere appieno la portata del sell-off, basti pensare che solo a settembre sono attesi sul mercato circa 25 miliardi di nuove emissioni di titoli di Stato, un'offerta massiccia che rischia di trovare una domanda appannata da un contesto di tassi in salita.
Il petrolio torna a correre: Iran e lo spettro di Hormuz
A gettare benzina sul fuoco dell'inflazione ci ha pensato il greggio, con il Brent che è schizzato oltre i 91 dollari al barile, mettendo a segno un rialzo del 3,5% nella giornata di oggi. A determinare questa impennata, dopo circa un mese di relativa tregua, è stata la ripresa degli attacchi degli Stati Uniti contro l'Iran. Ma il vero elemento di fibrillazione per i mercati energetici è legato alle preoccupazioni per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia per il trasporto del greggio mondiale.
La televisione di stato iraniana ha infatti riportato la notizia di un'esplosione che avrebbe coinvolto una superpetroliera, la quale avrebbe urtato due mine nelle acque dello Stretto. Un episodio che, se confermato, riaccende i timori per la sicurezza dei flussi energetici e spinge i prezzi del petrolio verso l'alto, in un circolo vizioso che finisce per alimentare nuovamente l'inflazione e, di conseguenza, le aspettative di una politica monetaria ancora più aggressiva.
La Fed, Jackson Hole e il monito di Warsh
Se la tensione in Medio Oriente agisce come un acceleratore sui prezzi dell'energia, il vero motore della stretta sui bond è rappresentato dalle parole del numero uno della Federal Reserve. Il discorso tenuto da Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole, come sottolineato dagli analisti di Algebris, è stato chiaro e ha spazzato via ogni residuo dubbio circa le intenzioni della banca centrale americana.
Warsh ha messo in guardia i mercati, affermando che i policymaker devono essere pronti ad agire con decisione perché la traiettoria dell'inflazione, al momento, non mostra segnali di miglioramento tangibili. Un messaggio che ha gelato gli investitori, i quali hanno immediatamente rivisto al rialzo le aspettative sui futuri rialzi dei tassi di interesse, innescando le vendite sui titoli di Stato che si sono estese a macchia d'olio su tutto il G7.
A Piazza Affari, in questo contesto, l'attenzione si concentra ora sui titoli più esposti al caro-energia e alla difesa, come Saipem e Leonardo, mentre le borse europee si preparano a una giornata di scambi contrastati e improntati alla cautela, con l'Euro Stoxx 50 in flessione dello 0,3% e lo Stoxx 600 che si mantiene nei pressi della parità.
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