Borsa, Europa chiude in rosso: Milano maglia nera, pesa il caro diesel e il balzo dei rendimenti
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Redazione Economia
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Le Borse europee hanno archiviato la seduta del 24 settembre con una chiusura debole, trascinate al ribasso dalla corsa del greggio e dal balzo dei rendimenti obbligazionari. A Piazza Affari il Ftse Mib ha peggiorato le performance sul finale, chiudendo in calo dello 0,85% e risultando la maglia nera del Vecchio Continente. L'indice milanese si è attestato a 51.543 punti, penalizzato dalle vendite sul comparto tecnologico e dal clima di prudenza che ha caratterizzato l'intera giornata.
Il quadro dei listini europei
Le principali piazze finanziarie hanno tutte chiuso in territorio negativo, seppure con perdite differenziate. Parigi ha ceduto lo 0,52% a 8.081 punti, Francoforte lo 0,57% a 25.266 punti, Londra lo 0,24% a 10.679 punti e Madrid lo 0,31% a 19.570 punti. L'indice Euro Stoxx 50 ha perso lo 0,43%, mentre lo Stoxx Europe 600 ha lasciato sul terreno lo 0,55%. A guidare i ribassi è stato ancora una volta il settore tecnologico, che risente in modo particolare dell'aumento del costo del denaro e delle prospettive di politica monetaria restrittiva.
Sul mercato obbligazionario i rendimenti hanno continuato a salire, con il Treasury decennale statunitense che si è portato in area 5,13%, un livello che non si vedeva dal luglio 2007. In Europa il Bund tedesco rende il 3,58%, il Btp italiano il 4,52% e l'Oat francese il 4,68%. Lo spread tra Btp e Bund si è attestato poco sopra i 96 punti base, con il differenziale che rimane sotto la soglia dei 100 punti nonostante la pressione sui titoli periferici.
Il diesel tocca un nuovo record
A pesare sul sentiment degli investitori contribuisce anche il caro carburanti, con il prezzo del diesel che nell'Unione europea ha toccato un nuovo massimo di 2,23 euro al litro, in rialzo dai 2,16 euro della settimana precedente. Secondo l'analisi dell'agenzia France Presse basata sui dati della Commissione europea, si registrano record in 19 Paesi dell'Unione, tra cui Germania, Francia e Italia.
Le cause vengono ricondotte agli shock energetici provocati dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, che hanno ridotto l'offerta di prodotti raffinati e aumentato i costi lungo la filiera.
In Italia i dati del Mimit aggiornati al 24 settembre indicano il gasolio self a 2,338 euro al litro sulla rete stradale e a 2,419 euro in autostrada. Il prezzo risulta ancora sopra la media europea, con un divario che si è ampliato nelle ultime settimane. Da segnalare che dal 26 settembre è previsto un ulteriore ridimensionamento dello sconto fiscale sul diesel, che passerà da circa 12,2 a 6,1 centesimi al litro.
Greggio sopra i 105 dollari
Sul fronte delle materie prime, il Brent ha chiuso la giornata in rialzo del 3,4% a 106,60 dollari al barile, il livello più alto dagli inizi di settembre. Nella mattinata i prezzi erano saliti fino a sfiorare i 108 dollari, sostenuti dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle incertezze sullo Stretto di Hormuz. Il gas europeo scambiato sul TTF si è mantenuto anch'esso su livelli elevati, intorno ai 74 euro per megawattora.
La corsa delle quotazioni petrolifere alimenta le attese di un'inflazione persistente, che a sua volta spinge le banche centrali verso una politica monetaria più restrittiva. Nella riunione di settembre la Federal Reserve ha aumentato i tassi di 25 punti base portandoli al 3,75-4,00%, la Banca Centrale Europea ha alzato il tasso di rifinanziamento principale al 2,65% e la Bank of Japan ha portato il tasso di policy all'1,25%. Si tratta della prima volta dal 2023 che le tre principali istituzioni monetarie intervengono con strette nello stesso arco temporale.
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