Como-Atalanta finisce a reti inviolate, ma Carnesecchi e un'espulsione raccontano una partita infinita
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Redazione Sport
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Una partita che sembrava destinata a prendere una direzione ben precisa già dopo otto minuti, quando l’espulsione diretta di Ahanor per un fallo di reazione su Perrone ha costretto l’Atalanta a una maratona in inferiorità numerica, si è poi tramutata in una prova di resistenza estrema, coronata dalla figura imponente di Marco Carnesecchi. Il portiere, protagonista assoluto con una serie di interventi decisivi, ha infatti costruito da solo il muro che il Como, nonostante il dominio di gioco e un rigore concessogli nei minuti di recupero, non è riuscito a scalfire. Un pareggio che, nelle intenzioni del tecnico Palladino, assume il valore di una vittoria, rappresentando una prova di carattere fondamentale dopo le recenti difficoltà, e che regala alla Dea un punto pesante nella corsa europea, strappato più con l’orgoglio che con il gioco.
Il rosso che ribalta i pronostici e la reazione nerazzurra
L’arbitro Pairetto, estraendo il cartellino rosso a soli otto minuti dal fischio d’inizio, ha di fatto riscritto completamente la partita, costringendo gli ospiti a un ripiegamento difensivo immediato e offrendo ai lariani la palla del dominio territoriale. Quel che ne è seguito, però, è stata una dimostrazione di compattezza e sacrificio da parte dell’Atalanta, la quale, privata di un uomo in campo, ha ritrovato proprio in quella situazione di svantaggio quell’unità e quella capacità di soffrire che ultimamente sembravano affievolite. Una risposta che ha permesso loro di controllare, almeno parzialmente, le iniziative offensive del Como, il quale, pur giocando in undici contro dieci, ha faticato a creare occasioni veramente pericolose fino a quel fatidico episodio nel recupero.
La maledizione dal dischetto di Nico Paz e l'estasi di Carnesecchi
Quando, al novottesimo minuto, l’arbitro ha indicato il dischetto per un fallo in area, per Nico Paz si è ripresentato uno spettro già conosciuto. Il giovane talento argentino, che aveva già visto pararsi i suoi penalty da Falcone e Provedel in precedenti occasioni in campionato, ha infatti fallito per la terza volta su tre tentativi, scagliando una conclusione centralissima che Carnesecchi ha respinto senza troppe difficoltà. Un episodio che, da solo, riassume la serata: da una parte l’ennesima delusione personale per un giocatore di indubbia qualità, dall’altra l’apoteosi per un portiere che, in quella parata, ha sigillato una prestazione da leader, giustificando pienamente gli elogi del suo allenatore. Una dinamica, quella del rigore, che ha cristallizzato la frustrazione di una squadra di Como incapace di tradurre la superiorità numerica in gol, nonostante gli sforzi.
Il significato di un punto d'oro per la corsa europea
Al di là del risultato, che lascia le posizioni in classifica praticamente immutate in questo scontro diretto, il pareggio assume connotati psicologici diametralmente opposti per le due formazioni. Per l’Atalanta, uscire da Como con un punto dopo ottanta minuti giocati in dieci rappresenta un’iniezione di fiducia, la dimostrazione di poter contare su un gruppo in grado di reagire alle avversità, aspetto che Palladino ha sottolineato con forza. Per i lariani, invece, l’occasione mancata in casa contro una rivale diretta ridotta in dieci uomini per quasi tutta la partita pesa come un macigno, un punto perso più che uno guadagnato in una stagione dove ogni dettaglio può fare la differenza per raggiungere l’agognato traguardo europeo. La partita, in definitiva, ha messo in luce come il fattore mentale e la capacità di gestire gli episodi, siano essi sfavorevoli o favorevoli, possano spesso ribaltare qualsiasi previsione basata sulla sola carta.




