Como-Atalanta, un pari che sa di impresa. La Dea resiste in dieci e il rigore di Paz finisce sul palo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è bastato l’uomo in più per quasi novanta minuti, non è bastato un calcio di rigore al novantesimo per rompere l’equilibrio di una partita dalla doppia faccia. Il punteggio di 0-0 che si è cristallizzato a Bergamo, nella ventitreesima giornata di Serie A, racconta la forza di reazione di un’Atalanta capace di difendere con ordine e sacrificio dopo l’espulsione e, allo stesso tempo, l’occasione sprecata da parte di un Como che ha dominato il gioco senza trovare la via del gol. Il tutto, in un contesto segnato da polemiche e decisioni arbitrali che hanno inevitabilmente influenzato lo sviluppo della gara, trasformando quello che poteva essere un confronto tecnico in una prova di carattere per entrambe le formazioni.

L’episodio che stravolge la partita

La partita era appena iniziata quando un gesto improvviso, nato da una provocazione e da una reazione eccessiva, ha cambiato tutti i piani. Dopo uno scontro a centrocampo, il giocatore dell’Atalanta Ahanor ha colpito al volto con una manata l’avversario Perrone, il quale era caduto a terra. L’arbitro, senza esitazione, ha estratto il cartellino rosso diretto, lasciando la squadra bergamasca in dieci uomini con l’intera partita da recuperare. Un episodio, questo, che ha costretto il tecnico Raffaele Palladino a rivedere immediatamente la sua strategia, mentre il Como, pur avendo un vantaggio numerico significativo, si trovava a dover gestire una partita completamente diversa da quella prevista.

Le reazioni delle due panchine

Dal lato dell’Atalanta, Palladino ha espresso una soddisfazione palpabile per la reazione dei suoi, definendo il punto conquistato “come una vittoria”. Ha sottolineato l’orgoglio per lo spirito e la capacità di soffrire insieme, difendendo con razionalità e buttando il cuore oltre l’ostacolo. Una partita, ha ammesso, di cui la squadra aveva bisogno per ritrovare una certa compattezza. Sull’altro fronte, l’analisi di Cesc Fabregas è stata di rammarico per le occasioni non sfruttate. Il tecnico del Como ha parlato di “demerito” della propria squadra, evidenziando come la palla “non volesse entrare” nonostante gli sforzi profusi. In un gesto di grande fair play, Fabregas ha voluto soprattutto lanciare un messaggio di supporto al giovane Nico Paz, autore del rigore sbagliato, criticando quella cultura del calcio che spesso “uccide” i talenti ai primi errori invece di coltivarli.

Il momento decisivo e il dejà-vù di Carnesecchi

La tensione è salita alle stelle nei minuti di recupero, quando l’arbitro ha assegnato un calcio di rigore al Como. Ad approcciarsi al dischetto è stato il giovane Nico Paz, la cui conclusiona ha però trovato il palo a respingere il possibile gol della vittoria. Tra i protagonisti di quel momento è stato il portiere dell’Atalanta, Marco Carnesecchi, il quale ha rivelato di aver vissuto un vero e proprio dejà-vù. “Quando Nico Paz è andato dal dischetto – ha spiegato – mi è rivenuto in mente quando ero qui con la Cremonese. Anche lì mi tirarono un rigore a destra, ma non ci arrivai. Ho detto ‘mi ributto in quell’angolo lì’, è andata bene”. Un ricordo trasformato in un istinto vincente, che gli ha permesso di indovinare la traiettoria e di contribuire in modo decisivo al prezioso punto. Carnesecchi, con umiltà, ha subito smorzato i toni sul suo momento di forma, sottolineando come nel calcio bisogni “sempre lavorare”. Un punto che per la Dea, come ha ribadito il capitano Marten de Roon, è stato accolto con la gioia semplice e genuina di un bambino, mentre per Ahanor, l’autore dell’espulsione, si apre un percorso di apprendimento su come gestire le provocazioni.

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