Omicidio a Gemona, la telefonata che ribalta le versioni: «Mia suocera vuole uccidere suo figlio»
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Redazione Interno
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La telefonata al 112 di Mailyn Castro Monsaldo, compagna colombiana di Alessandro Venier, ha stravolto la ricostruzione dell’omicidio del 35enne, ucciso e smembrato a Gemona del Friuli il 25 luglio. Quella richiesta d’aiuto, in cui la donna gridava «No, Lorena… Aiuto… Venite in via dei Lotti», ha aperto un varco nelle dichiarazioni della suocera, Lorena Venier, che aveva invece confessato di aver agito per proteggere la nuora.
«Mia suocera vuole ammazzare suo figlio», aveva detto Mailyn all’operatrice del 112, gettando luce su dinamiche finora oscure. Le indagini, che inizialmente seguivano la pista di un delitto concordato tra le due donne, hanno dovuto ricalibrarsi dopo quelle parole. Lorena, interrogata dal pm, aveva descritto un piano macabro: attendere che la calce consumasse il corpo, lasciando solo ossa da nascondere in montagna. Ma la versione di Mailyn – che ha chiamato i carabinieri il 31 luglio, sei giorni dopo l’omicidio – dipinge un quadro diverso, con tensioni tra loro e un presunto tentativo di Lorena di uccidere il figlio.
Gli investigatori ora devono districarsi tra due racconti opposti. Da un lato, la madre sostiene di aver agito per salvare Mailyn da Alessandro, descritto come violento; dall’altro, la compagna accusa Lorena di essere la mandante. Quel che è certo è che il corpo è stato smembrato con metodo, e che entrambe erano presenti. Le contraddizioni, però, emergono nei dettagli: se Lorena parla di un accordo per far sparire i resti, Mailyn sembra invece reagire a una minaccia improvvisa.




