Omicidio di Gemona, la telefonata al 112 che svela il piano della madre
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Redazione Interno
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La telefonata al 112 fatta da Mailyn Castro Monsaldo, compagna di Alessandro Venier, il 35enne ucciso e smembrato a Gemona del Friuli, ha stravolto la ricostruzione fornita dalla madre dell’uomo, Lorena Venier, che aveva confessato l’omicidio insieme alla nuora. «Mia suocera vuole ammazzare suo figlio», aveva detto Mailyn all’operatrice del numero d’emergenza, in un italiano ancora incerto, prima di aggiungere: «No Lorena… Aiuto… Venite in via dei Lotti».
Quelle parole, registrate poco prima dell’intervento dei carabinieri il 31 luglio, rivelano un quadro diverso rispetto alla versione iniziale, in cui Lorena aveva descritto un piano macabro: attendere che la calce viva consumasse i resti del figlio, lasciando solo le ossa da nascondere in montagna. Un progetto che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe nato dopo mesi di tensioni, aggravate dalla decisione di Alessandro di trasferirsi in Colombia con la compagna e la figlia il 9 agosto.
L’autopsia sul corpo del 35enne, descritto come un uomo violento e dedito alle droghe – licenziato per aver aggredito un collega e sotto processo per detenzione di armi – potrebbe chiarire ulteriori dettagli. Intanto, emergono anche i lividi sulle braccia di Mailyn, che attribuisce alla suocera.




